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La risoluzione dell’Onu che intima ad Israele di ritirarsi dai territori occupati, l’intensificarsi delle azioni militari a Betlemme e Ramallah, le stragi compiute dai kamikaze: questi gli ultimi avvenimenti della tragica escalation di morti e di violenza in Medio Oriente che continua a monopolizzare l’attenzione dei quotidiani internazionali. “La battaglia è crudele vicino ai luoghi santi”, titola ad esempio l’ Herald Tribune (3/4) riferendosi agli aspri combattimenti a Betlemme, nei pressi della Basilica della Natività, all’interno della quale sono stati fatti prigionieri anche alcuni giornalisti. “E’ veramente la guerra”, si legge su La Croix del 2/4, che si sofferma sulle “due facce” del conflitto, simbolizzate da due tragici avvenimenti degli ultimi giorni: l’assedio di Ramallah, e del quartier generale di Arafat, da parte dell’esercito israeliano e l’intensificarsi degli attentati-bomba ad opera dei kamikaze palestinesi. Bruno Frappat, nell’editoriale del quotidiano cattolico francese, si rifiuta di “scegliere” tra la tragedia di due popoli: “Uno ‘Stato’ palestinese in pezzi e sull’orlo del disastro, uno Stato d’Israele terrorizzato e bloccato dai metodi dell’occupazione (…). Con l’appoggio quasi esplicito di un’America vogliosa di qualunque sorta di vendetta. E a causa di una spirale di un terrore senza freni”. “Bush sostiene la guerra di Sharon”, sentenzia Le Monde del 2/4, secondo cui l’espansione militare israeliana punta all’ “isolamento totale” di Arafat, complice anche la decisione americana di “comprendere” la volontà di Ariel Sharon. “ Domandando in termini vaghi al primo ministro israeliano spiega Patrick Jarreau di non chiudere la porta ad una soluzione politica, il presidente americano ha insistito sulla necessità di condurre una guerra contro il terrorismo mondiale”.
Rose-Marie Borngässer e Gernot Facius hanno realizzato per il quotidiano Die Welt una lunga intervista in due puntate, il 30/3 e il 2/4, al card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. La Germania è di nuovo una terra di missione è un argomento trattato nella prima parte, pubblicata il 30/3, intitolata “ In Germania il cristianesimo deve ricominciare“; a tale proposito il card. Ratzinger afferma che “ senza dubbio l’educazione atea della ex DDR insieme al dominio del benessere nella parte occidentale del Paese hanno affrettato l’allontanamento dei cristiani. Sotto certi aspetti quindi in Germania il cristianesimo deve iniziare di nuovo. Deve essere comunque ritrovato e vissuto in ogni generazione. La nostra storia ci pone in tal senso delle difficoltà particolari“. A proposito dei rapporti con il giudaismo Ratzinger afferma che “si dovrebbe tenere assolutamente separato il problema della politica dello Stato di Israele da quello del dialogo cristiano-giudaico“. “ Verrebbe messo in forse il fondamento della società” si intitola invece la seconda parte comparsa su Die Welt il 2/4. “ Si deve distinguere tra contrario al diritto e contrario alla morale” perché “ quello che accade in Germania” a proposito della legge sull’aborto, sostiene il cardinale bavarese “è contrario alla morale” e l’uomo deve riconquistare la consapevolezza che “ uccidere un uomo non può essere mai un atto di libertà giustificato. Quando si coglierà questo la consapevolezza del diritto potrà essere di nuovo risvegliata.” Alla domanda a chiusura dell’intervista, se il “ prossimo papa possa non essere europeo”, Ratzinger risponde che “certamente” potrebbe non esserlo: “In Africa abbiamo veramente grandi personaggi, che non si può fare a meno di ammirare e che sarebbero davvero all’altezza di questo compito. In tal senso in linea di principio è possibile che il prossimo Papa venga da lì. Per me personalmente sarebbe bel segnale per tutta la cristianità.”
Sia su Die Welt, sia sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung le preoccupazioni per la salute del pontefice; nell’articolo del 30/3 di Heinz-Joachim Fischer, corrispondente da Roma, si legge che, nonostante tutte le difficoltà “ Karol Wojtyla ha fatto partecipare l’umanità alla forza e all’incessante fiducia di un papa e adesso anche alla debolezza, alla malattia, alla vecchiaia inerme“; poiché, scrive l’autore ” con la sua salute logorata Giovanni Paolo II paga il tributo di un lungo e faticoso pontificato, durante il quale non si è mai risparmiato.”