Servono politiche per la famiglia” “

” “Mancano politiche ” “favorevoli alla famiglia ” “e ai figli e questo ” “ha contribuito alla ” “scelta abortista” “” “

Domenica 2 giugno, il 72% circa del popolo svizzero ha votato a favore della depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) durante le 12 prime settimane se la donna incinta dimostra di essere in uno stato di grave difficoltà. Si tratta della modifica del Codice penale svizzero per quanto riguarda l’interruzione della gravidanza. Contro il parere del partito democratico-cristiano (Pdc), i giovani e le donne dello stesso partito avevano invitato a votare sì, come la maggior parte delle altre forze politiche.
In una proporzione ancora più elevata (l’82% circa), il popolo svizzero ha rifiutato (come chiedevano il Consiglio federale, la stragrande maggioranza del parlamento e quasi tutti i partiti politici) l’iniziativa popolare “Per la madre e il figlio”, con un’impostazione molto più restrittiva dell’attuale, in quanto avrebbe quasi del tutto vietato l’Ivg.
Commentando i risultati, di cui forse non avevano previsto l’ampiezza, i vescovi svizzeri hanno messo in guardia contro questa “porta aperta a nuove offese al rispetto della vita”. Temono che questa depenalizzazione dell’aborto conduca ad altri eccessi: aborto fino all’ultimo mese di gestazione, eliminazione del feto portatore di handicap, eutanasia, manipolazioni genetiche, utilizzo commerciale di embrioni, ecc.
Dietro a questo voto, possiamo ravvisare un certo egoismo, riflesso di una società edonista, individualista e materialista. Possiamo parlare dell’arretrare della morale cristiana… Possiamo rammaricarci dal fatto che le roccaforti cattoliche come Friburgo, il Jura, la Svizzera centrale o il Tessin, 25 anni dopo le prime votazioni sull’aborto, sono finite dalla parte dei sostenitori della depenalizzazione dell’aborto: tutto questo solo in una generazione…
I fatti tuttavia restano: la Svizzera non è pronta a creare un ambiente più favorevole alla famiglia e ai figli. La fiscalità rimane troppo pesante per le famiglie con figli, i sussidi familiari sono irrisori per affrontare le spese di un figlio, l’assicurazione sanitaria per ogni individuo (in Svizzera, ogni persona deve essere assicurata individualmente e questo vale per ogni figlio) non prende in considerazione i redditi. Le famiglie hanno dunque spese enormi di assicurazione.
Secondo la Caritas Svizzera, 250.000 persone (i “working poors”) sono povere nonostante abbiano un impiego. Si tratta molto spesso di donne che crescono da sole i loro figli, di famiglie monoparentali, di famiglie numerose, spesso straniere, con una qualifica professionale minima. Avere dei figli in Svizzera è un fattore che conduce una parte delle famiglie all’assistenza pubblica.
La cosa che dovremmo contestare, non è solo “l’egoismo” di chi decide di abortire ma anche l’atteggiamento di coloro che, in Parlamento, ostacolano da cinquant’anni una vera assicurazione per la maternità e un vero sostegno alle famiglie. Poiché oggi, in Svizzera, per sostenere una famiglia con più figli non bastano le parole ma occorrono anche mezzi materiali.
È arrivato il momento per i partiti che portano l’etichetta “cristiana” e che fondano sulla famiglia le proprie campagne elettorali, di agire secondo un’etica coerente. Coloro che osano ancora richiamare la dottrina sociale della Chiesa sono considerati dei dottrinari o, peggio, degli integralisti, secondo il parere di numerosi militanti e responsabili dei partiti che dimenticano le loro radice.
Si tratta di prendere coscienza della necessità di essere solidali, affinché la società diventi più accogliente per il bambino. Bisogna condividere di più le ricchezze con coloro che sono in difficoltà. Occorre promuovere la giustizia sociale in un paese tra i più ricchi del pianeta.