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Radici cristiane e libertà di religione: i temi del confronto tra rappresentanti” “delle istituzioni europee e studiosi giunti a Camaldoli da tutta Europa ” “
Dal 12 al 14 luglio si è tenuto presso il monastero di Camaldoli un incontro di studio organizzato dalla rivista bolognese dei dehoniani “Il Regno” sul tema “Cristianesimo e democrazia nel futuro dell’Europa”. E’ stata l’occasione per un confronto tra esponenti dell’Unione Europea, studiosi, rappresentanti della società civile, parlamentari.
“Che in una democrazia si possa sprofondare all’inferno o che sotto una oclocrazia (‘governo della plebe’, ndr) o una dittatura si possa divenire santi, è del tutto vero. Ma non è vero che come cristiano si possa tendere, volere o acconsentire con altrettanta serietà a una oclocrazia o a una dittatura come alla democrazia”: con questa citazione di Karl Barth del 1938, Eberhard Jüngel, direttore dell’Istituto di ermeneutica presso la Facoltà evangelica dell’Università di Tübingen, ha affrontato il complesso tema del rapporto tra Chiese cristiane e democrazia nella prospettiva della costruzione dell’Unione europea. “La Chiesa ha continuato il teologo è stata per secoli scettica e ha diffidato della democrazia. Ma anche qui vale il detto che ‘dopo’ si diventa più perspicaci. E così ci domandiamo oggi se la comunità cristiana non abbia una particolare affinità con la democrazia”. Parallelamente, a proposito del riconoscimento da parte dei documenti costitutivi dell’Unione “dell’eredità cristiana” dell’Europa, Jüngel ha affermato: “E’ importante il fatto che la libertà di religione nell’Unione Europea non venga limitata esclusivamente a una libertà di religione individuale, bensì venga anche riconosciuta come libertà di religione ‘collettiva’. Per quanto riguarda il richiamarsi al nome di Dio in una Costituzione europea, io sono dichiaratamente favorevole: la parola ‘Dio’ rimanda l’uomo ai suoi limiti. Essa impedisce all’uomo di divinizzare i suoi ideali”.
“Sono d’accordo anch’io per richiamare in maniera forte i valori cristiani ha affermato Romano Prodi, presidente della Commissione europea ma non bisogna dimenticare l’analisi storica e due secoli di laicismo e lotte di religione. Ci sono paesi europei in cui questi argomenti non possono essere affrontati senza correre il rischio di accendere la discussione politica interna”. Prodi ha poi definito un grande processo di “pedagogia della democrazia” l’allargamento dell’Unione, ad altri 10 paesi (Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Cipro e Malta), mentre altri due (Romania e Bulgaria) si stanno preparando e la stessa Russia chiede fortemente un rapporto più stretto con l’Europa. Tuttavia, “non è pensabile ha detto Prodi l’ingresso nell’Unione della Russia che ne sconvolgerebbe le strutture; l’ipotesi è invece quella di un legame strettissimo di condivisione tranne che nelle istituzioni. La stessa scelta potrebbe essere fatta per i paesi del Mediterraneo”.
Dalla Russia e dalla Chiesa ortodossa è arrivato il messaggio di Kirill, metropolita di Smolensk e Kalinigrad e presidente del Dipartimento relazioni esterne della Chiesa per il Patriarcato di Mosca: “L’esistenza delle istituzioni liberali a livello di economia, politica, vita sociale e relazioni fra gli Stati ha scritto Kirill – è accettabile, desiderabile e moralmente giustificata solo se il liberalismo filosofico non viene imposto all’individuo nelle relazioni interpersonali e neppure alle comunità nazionali e culturali. La Chiesa ha il dovere di controbilanciare questo principio, affermando, in dialogo con le altre confessioni cristiane e i seguaci delle altre religioni, i valori cristiani nell’educazione e nella formazione delle relazioni interpersonali”.
Alla tradizione storica delle istituzioni svizzere di tolleranza nel campo religioso ma anche delle lingue e delle culture, si è rifatto Alberto Bondolfi, docente di etica presso le Università di Zurigo e Losanna. “Le singole identità confessionali ha detto potranno riproporsi solo se rinnovate al loro interno dall’incontro con altre identità. Così le tradizioni diverse non saranno più viste come pericolo per la propria ma come fonte di arricchimento reciproco e condizione per l’instaurarsi di identità nuove”.
Chiara Santomiero