La sessione plenaria della Convenzione per il futuro dell’Europa ha ribadito l’impegno a rafforzare la politica estera e di difesa comune dell’Unione” “
La VI sessione plenaria della Convenzione per il futuro dell’Europa (Bruxelles, 11 e 12 luglio) ha affrontato il tema dell’azione esterna dell’Unione, dedicando la prima giornata alla politica estera in generale (politica estera e di sicurezza comune – Pesc, commercio, cooperazione allo sviluppo) e la seconda alla politica di difesa propriamente detta. Giustificando la scelta di tenere distinti i due aspetti, il presidente della Convenzione Valéry Giscard d’Estaing ha sottolineato come “i Trattati già conferiscono alla Pesc una certa struttura, che va sviluppata, mentre la difesa riguarda un altro contesto e necessita quindi di un nuovo approccio”. Tra le decisioni assunte dalla Convenzione, infatti, spicca la creazione di due gruppi di lavoro fra loro distinti, “relazioni esterne dell’UE” e “politica di difesa”, cui vanno aggiunti altri due nuovi gruppi di lavoro, rispettivamente “sicurezza transfrontaliera e giustizia” e “semplificazione della procedura legislativa”, che portano a dieci il numero dei gruppi attualmente operativi.
Più poteri a Solana. Il dibattito ha registrato la sostanziale unanimità dei convenuti riguardo alla necessità di aumentare poteri e funzioni dell’Alto Rappresentante della Pesc (incarico ricoperto dall’attuale Segretario Generale del Consiglio, lo spagnolo Javier Solana), rafforzando in tal modo l’ipotesi sostenuta da più parti di unificare nella futura architettura istituzionale comunitaria le figure di “Mister Pesc” e del vicepresidente della Commissione responsabile dell’azione esterna dell’Unione. Ciò permetterebbe finalmente all’Europa di esprimersi a livello internazionale “con una sola voce”. I due gruppi di lavoro sull’azione esterna sono ora chiamati a formulare proposte concrete finalizzate a porre le basi costituzionali della politica estera di sicurezza e di difesa, compito particolarmente difficile vista la necessità di mediare tra le due posizioni fortemente contrapposte di chi preferisce mantenere un ruolo governativo forte e di chi invece sostiene l’adozione del metodo comunitario che conferirebbe automaticamente più poteri alla Commissione esecutiva.
Evitare le contrapposizioni. Giscard intende ad ogni costo evitare che l’eventuale opposizione frontale tra le due visioni “blocchi la Convenzione e quindi l’Europa”. Perciò ha affermato che “bisogna trovare un sistema dove le due legittimità dell’Unione si riconoscano reciprocamente e pongano le basi di un lavoro comune”. Nel corso della conferenza stampa conclusiva, Valéry Giscard d’Estaing ha comunicato l’intenzione di presentare al più tardi per l’inizio di novembre una prima bozza di Trattato costituzionale, aggiungendo che “non si tratterà ancora di una redazione vera e propria di un articolato, bensì di un testo schematico che ci permetterà di affrontare da novembre la discussione sulle istituzioni dell’Unione e di costituire un gruppo di lavoro ad hoc“.
“Non dobbiamo avere fretta”. Interrogato sulla reale possibilità di concludere la Convenzione entro i termini stabiliti al fine di permettere al Consiglio di indire la Conferenza intergovernativa per la riforma dei Trattati entro il 2003, Giscard ha risposto che “la Convenzione non intende sacrificare la qualità alla fretta” e che “l’unica certezza consiste nel fatto che le conclusioni saranno presentate ad un Consiglio europeo, eventualmente anche straordinario”. La sessione di luglio della Convenzione per il futuro dell’Europa ha coinciso con la conclusione della “fase di ascolto”. I lavori entrano ora nella “fase di studio”, in pratica già avviata a seguito della costituzione dei gruppi di lavoro. La prossima sessione in calendario (12-13 settembre) affronterà il tema della semplificazione legislativa, mentre la plenaria d’inizio ottobre avrà come unico punto all’ordine del giorno la discussione sulle modalità di controllo della sussidiarietà.