Accanto a chi propone di creare delle zone di "tolleranza" dove confinare le prostitute c’è chi cerca liberarle dalla schiavitù ” “
Secondo il ministero degli interni britannico, almeno 1500 ragazze, la maggior parte appena dodicenni, sarebbero state fatte entrare nel Regno Unito nel corso dell’ultimo anno per alimentare il mercato della prostituzione. Spesso la Gran Bretagna viene usata come Paese di transito per donne provenienti dall’Africa e dirette verso altri Paesi europei, adescate con la promessa di una vita migliore da coloro che diventeranno i loro protettori. Per reagire a questa situazione sono state inasprite le condanne per gli sfruttatori e in alcune città, come Manchester ad esempio, è stata lanciata una campagna per identificare e multare i clienti che si fermano lungo la strada con le prostitute. A Birmingham, al contrario, è stata proposta la legalizzazione: alcuni parlamentari hanno suggerito di istituire “zone di sicurezza” o di “tolleranza” dove confinare le prostitute per tenerle sotto controllo. Tuttavia nella stessa città c’è chi combatte la prostituzione cercando di aiutare le donne vittime della tratta ad uscire dal giro. In particolare c’è un gruppo di suore cattoliche che aiuta le ragazze a trovarsi un altro lavoro e a recuperare la propria dignità. E questo miracolo si è ripetuto spesso negli ultimi quindici anni.
Un lavoro silenzioso. Il progetto sul quale esiste il massimo riserbo – chi è coinvolto rifiuta quasi sempre di parlare con i giornalisti – si chiama “Anawin” e si trova a Birmingham, a Edgbaston una delle zone più frequentate dalle prostitute. Sono stati allestiti alcuni locali per incontri di gruppo, spazi per la psicoterapia e altri dove vengono organizzati corsi di computer e di cucito. Esiste un computer per chi vuole preparare un “curriculum vitae”. A portare avanti questo progetto sono quattro suore dell’ordine “Ours sisters of charity”, ovvero “Nostre sorelle della carità”, dieci volontari e alcuni dipendenti. L’obiettivo è trovare un’occupazione a chi ha sempre avuto come datore di lavoro soltanto un protettore.
Rapporti di fiducia. Da quindici anni le “sorelle della carità” escono in automobile, due a due, e girano per le strade offrendo aiuto alle prostitute. “E’ il lavoro più importante”, spiega Ruth, un giudice civile che è nel comitato di gestione del “progetto Anawin”. E’ la fase che “noi chiamiamo ‘outreach work’ il tentativo di avvicinare le donne”. “Per le suore, ormai conosciute nella zona dopo tutti questi anni, le prostitute hanno molta simpatia. Sanno di essere avvicinate perché si ha a cuore il loro interesse e si fidano, parlano volentieri – spiega Ruth -. Costruire un rapporto di fiducia richiede però settimane, mesi”.
“Nelle suore continua il giudice – le prostitute vedono qualcuno al quale possono parlare dei loro problemi, col quale confidarsi e prendere in considerazione la possibilità di lasciare la strada. La maggior parte di queste donne di strada si droga, con l’eroina o con il crack, e questo rende più difficile farle uscire dal giro. E’ importante che, prima di cominciare il reinserimento sociale e lavorativo, si disintossichino perché è molto difficile lavorare con loro se continuano a drogarsi”.
Ricostruirsi una vita è difficile. Il progetto “Anawin” comprende anche un ampio asilo infantile perché quasi tutte le donne hanno figli, spesso bambini piccoli. “In Gran Bretagna lo Stato garantisce un appartamento e un sussidio mensile alle ragazze madri che è sufficiente per sopravvivere ma qualche volta le donne ricadono nella tentazione di avere più soldi e rientrano nel giro”, spiega Ruth. “Tuttavia le suore spesso riescono a recuperare queste giovani donne”.
Un altro problema, aggiunge il giudice, è legato al fatto che “per una ex prostituta è molto difficile trovare lavoro. Quasi sempre queste donne hanno una fedina penale sporca e nessuno le vuole. Inoltre, in Gran Bretagna la legge è severissima. Chiunque abbia commesso un crimine di natura sessuale non può lavorare con i bambini, anche se sono passati trent’anni da quando il crimine è stato commesso. Tanta severità non aiuta certo il nostro lavoro”.