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” “Ci vogliono tempo e chiarezza” “

Il metropolita ortodosso Kirill, e l’arcivescovo di Mosca Kondrusiewicz concordano ” “nell’affermare che, nonostante le difficoltà, la strada del dialogo ” “è senza ritorno” “” “


“L’immagine, come in un sogno, della Chiesa indivisa”. E’ questo il ricordo che il metropolita di Smolenk e Kaliningrad, Kirill , porterà in Russia al termine del suo viaggio in Umbria (Italia) dove a Perugia, il 2 ottobre scorso, è stato accolto in arcivescovado da tutti i vescovi della Regione e l’Università gli ha conferito la laurea “honoris causa” in scienze politiche. E se in Russia, il dialogo sta vivendo un momento difficile, Kirill si è detto ottimista. Parlando all’episcopato umbro, ha detto: “E’ possibile oggi rimettere insieme i pezzetti del vaso rotto anche se si trovano in stanze diverse… Comprendere questo è uno sforzo ed è una fatica necessaria da compiere per il bene dei cristiani”. Sul futuro del dialogo ecumenico in Russia abbiamo chiesto un parere anche a mons. Tadeus Kondrusiewicz , arcivescovo di Mosca. “Sono – ha detto – un inguaribile ottimista. Credo che tutto passerà perché siamo condannati al dialogo”.

La Russia e il futuro dell’Europa. L’affermazione di “un ordine mondiale dai molti poli e dai molti orientamenti”, e il rifiuto “dell’imposizione a qualsiasi nazione di un modello di civiltà unico ed universale”. A chiarire la posizione del Patriarcato di Mosca sul futuro dell’Europa – in vista anche di un suo allargamento a “paesi che appartengono alla tradizione ortodossa” – è il metropolita di Smolenk e Kaliningrad, Kirill, che a questo tema ha dedicato la sua tesi esposta al Collegio dei dottori dell’Università di Perugia.
Dopo il crollo del comunismo – ha spiegato Kirill – i Paesi dell’Est “sono rimasti disillusi delle proprie forze, quasi ritenendo che il genio del loro popolo non fosse più capace di elaborare un modello originale di organizzazione sociale. Perciò, senza riflettere, hanno cominciato a prendere in prestito ricette che provenivano dall’esterno. Allo stesso tempo, tutto il mondo occidentale ha assunto nei confronti dell’Oriente un atteggiamento da ‘maestro di vita’ che, tuttavia, non si è degnato di comprendere le particolarità individuali dei propri ‘alunni'”. E’ proprio questo “tono professorale dell’Occidente” a provocare “irritazione” nei Paesi dell’Est. “E’ indispensabile comprendere – ha detto Kirill – che l’Oriente dell’Europa non vuole seguire ciecamente regole elaborate un giorno da qualcuno, senza la sua partecipazione e senza tenere contro delle peculiarità della concezione del mondo dei suoi abitanti, soltanto perché queste regole, in una data fase storica, hanno assicurato la prosperità di una determinata parte degli abitanti della Terra”.

Lo scandalo della disunità. La disunità dei cristiani “è un grande scandalo e una grande sfida a cui dobbiamo rispondere con il coraggio e la forza spirituale di sederci attorno ad uno stesso tavolo e parlare”. A lanciare la proposta è mons. Tadeus Kondrusiewicz, arcivescovo di Mosca, che aggiunge: “Proprio nel momento in cui l’Europa si unisce attorno ad un euro senza anima, noi cristiani non possiamo rimanere divisi. Crediamo nello stesso Dio, nello stesso Vangelo. Abbiamo una lunga storia di cristianesimo che ci appartiene ed abbiamo condiviso, soprattutto nei Paesi dell’Est, gli anni della persecuzione e del martirio. La nostra divisione è un grande scandalo di fronte ad un’Europa che cerca un’anima”. L’arcivescovo propone di “riattivare il dialogo” partendo dal chiarimento di tre questioni “calde” – il proselitismo, il territorio canonico e la missione – per “arrivare – dice – ad avere un concetto comune” che ancora oggi è causa di fraintendimenti e divisioni. Ma, aggiunge l’arcivescovo, “ci vuole tempo. C’è una lunga storia che non si può dimenticare. Questo dialogo deve procedere con la carità e nella verità, tenendo presente la sensibilità di un intero popolo”. L’arcivescovo fa notare, tra l’altro, che “la gente non capisce il perché di questa lotta fra le chiese”. “Ad oggi – confessa Kondrusiewicz – non sappiamo perché i nostri sacerdoti sono stati espulsi”. I dati, inoltre, allontanano ogni timore. “Ci sono circa 30 mila sacerdoti ortodossi: noi – aggiunge l’arcivescovo – siamo solo 270, di cui l’85% è straniero e conosce poco la lingua. Queste espulsioni pesano soprattutto sulla vita delle parrocchie e delle comunità. Non sono solo una punizione contro vescovi e sacerdoti, ma contro la gente comune”.
Maria Chiara Biagioni