il concilio
Il contributo al Concilio Vaticano II del grande teologo dominicano, Yves-Marie Congar, dalle pagine del suo diario pubblicato in questi giorni ” “” “” “
Tra i grandi nomi di Francia che hanno segnato il Concilio Vaticano II, figura quello di padre Yves-Marie Congar (1904-1995). Una casa editrice dominicana ha pubblicato la terza e ultima parte dei suoi diari: “Mon Journal du Concile” (“Il mio diario del Concilio”). Per ricordare il 40° anniversario dell’apertura del Concilio, avvenuta l’11 ottobre del 1962, un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Parigi ha ricordato il contributo essenziale di padre Congar a definire le tre grandi novità del Concilio: ecumenismo, ecclesiologia e laicato.
“Tutti coloro che sono stati legati a padre Congar tra il 1962 e il 1965 ricordano l’incredibile attività da lui svolta al servizio del Concilio, nonostante la sua malattia misteriosa e preoccupante”, ha osservato padre Bernard Dupuy, partecipante al Concilio come esperto, in occasione del colloquio organizzato il 27 settembre, sotto l’alto patrocinio dei tre presidenti del Consiglio delle Chiese cristiane di Francia: mons. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza episcopale di Francia, il pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia e mons. Jérémie Kaligeorgis, presidente dell’Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia, con un contributo del pastore Konrad Raiser, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese.
Secondo padre Boris Bobrinskoy, decano dell’Istituto teologico ortodosso di San Sergio e membro della commissione cattolica-ortodossa, amico del teologo sin dalla fine della seconda guerra, “padre Congar era un uomo innamorato della verità. Sentiva la necessità di tornare alle radici comuni dell’Oriente e dell’Occidente, di fare una ‘terapia della memoria’ per ritrovare una visione paolina dell’ecclesiologia. Grazie a lui, il Concilio si è aperto alla collegialità episcopale. Questa prima tappa è stata necessaria ma bisogna andare oltre per trovare un giusto equilibrio tra supremazia e collegialità”.
“Fu uno degli uomini che contribuì a preparare e realizzare questo Concilio”, ha detto Eric Mahieu, sacerdote di Lille ricordando la data del 20 luglio 1960, quando Congar fu nominato consultore alla commissione teologica preparatoria. “Con il suo lavoro in ecclesiologia ha proseguito Mahieu – Congar aveva affrontato e rinnovato le grandi questioni che il Concilio doveva trattare: la Chiesa, la sua natura e la sua missione, il ruolo del laicato, l’ecumenismo, la tradizione vivente nella Chiesa”.
Padre Congar si rammaricava dell’aspetto “eccessivamente cartesiano, giuridico, analitico”, ha ricordato padre Dupuy. “Con il suo contributo alla redazione del capitolo VII della costituzione dogmatica ‘Lumen gentium’ (Indole escatologica della Chiesa pellegrinante e sua unione con la Chiesa Celeste),, ha aiutato la vocazione escatologica della Chiesa ad allargarsi a tutta l’umanità e al cosmo”. Questa visione allargata di Congar, ha aggiunto il confratello domenicano, riguarda anche “la sua teologia del laicato: era giunta l’ora di valorizzare i laici collocandoli in un Popolo di Dio sacerdotale, regale e profetico”, secondo le sue parole, trascritte da padre Mahieu nell’introduzione de “il mio diario del Concilio”.
Tutte le domande che riguardavano “la collegialità, il ruolo dei laici, le missioni e anche l’ecumenismo”, erano rimaste a metà strada della loro maturazione, si rammaricava padre Congar alla fine del Concilio. Era tuttavia fiducioso nella “reciprocità tra pratica, riflessione teologica, ricerche storiche”, come scriveva in “Unam Sanctam”, una rivista che aveva fondato. Il suo lavoro fu coronato dalla riconoscenza di Giovanni Paolo II che lo fece cardinale nel 1994, ricordando quello che il religioso aveva sopportato, come tutti i precursori, prima di ottenere un unanime riconoscimento ecclesiale. Padre Congar pensava sempre al futuro: “Il lavoro realizzato è fantastico. E tuttavia, tutto resta da fare!”, diceva alla chiusura del Concilio.