” “Cattolici e ortodossi in Russia: siamo di fronte ad una sorta di "lite di famiglia", afferma ” “il vescovo ausiliare di Varsavia” “” “
Per superare la diffidenza che la Chiesa ortodossa russa prova nei confronti della Chiesa cattolica occorre intensificare “il dialogo ecumenico”. E’ il parere di mons. Taddeo Pikus , vescovo ausiliare di Varsavia e presidente della Commissione bilaterale cattolica-ortodossa in Polonia, a commento delle espulsioni di cui sono stati vittime nel giro di cinque mesi quattro sacerdoti di origine straniera, in servizio in Russia. “Si tratta spiega mons. Pikus, in un’ampia intervista rilasciata per un periodico polacco a Milena Kindziuk di cui pubblichiamo una parte – di un’avversione “coltivata lungo quasi 1000 anni”. Ma “il problema aggiunge il vescovo non riguarda direttamente i singoli sacerdoti bensì come gli ortodossi percepiscono il modo di esistere della Chiesa cattolica sui territori della Federazione”. Mons. Pikus prevede che ci saranno ancora delle espulsioni e “questo – aggiunge sarà doloroso per i sacerdoti ma lo sarà ancora di più per le comunità in cui questi preti svolgevano il loro servizio pastorale”. Quale sarà l’epilogo di questa situazione? “E’ difficile da prevedere risponde mons. Pikus -. Di sicuro c’è bisogno del dialogo”. A partire da un attento ascolto reciproco perché “anche se si può discutere e non essere d’accordo su certi fatti legati al funzionamento della Chiesa cattolica in Russia, bisogna ascoltare cosa ha da dire l’altra parte sull’idea della Chiesa, percepita ancora oggi in maniera diversa”.
E’ vera, mons. Pikus, l’esistenza di una “lista nera” di sacerdoti non graditi presso il governo russo?
“L’esistenza di un tale libro delle persone non grate presso il governo potrebbe essere possibile. Io, però, non posso confermarlo. Vorrei comunque ricordare che il 25 luglio è stata pubblicata su Internet un’informativa nella quale si evidenziavano i nomi di alcuni sacerdoti (provenienti non soltanto dalla Polonia), istituzioni e congregazioni, accusate di proselitismo”.
Perché ogni azione della Chiesa viene giudicata proselitismo?
“La Chiesa ortodossa era pronta ad accettare l’esistenza della Chiesa cattolica in Russia, ad alcune condizioni. Avrebbe dovuto innanzitutto rispettare le tradizioni e sottoporsi allo ‘status quo’ che vigeva prima della rivoluzione del 1917. Significa che avrebbe dovuto svolgere servizio pastorale solo tra i cattolici e cittadini di origine cattolica, vale a dire di provenienza non russa. E non avrebbe dovuto introdurre nella propria liturgia la lingua russa ma soltanto le lingue nazionali e il latino… Credo che sia giusto chiedere il rispetto e il riconoscimento della propria tradizione ma è anacronistico arroccarsi su forme storiche. Si rischia in questo modo di togliere alle persone la libera possibilità di scegliere nelle questioni di fede e di appartenenza alle confessioni”.
Chi e cosa disturba il cattolicesimo in Russia?
“Ancora oggi il cattolicesimo in Russia non riscuote buona accoglienza tra le persone perché è visto come un elemento estraneo alla propria cultura e, in certi ambienti, è considerato addirittura una minaccia. La storia in parte aiuta a comprendere queste fobie. Bisogna ricordare infatti che tantissimi cattolici si sono trovati sui territori russi come espulsi, condannati e immigrati. Erano polacchi, lituani, tedeschi e spesso nemici giurati, o comunque malevoli, verso gli zar e lo Stato russo. Le autorità guardavano quindi i cattolici con sospetto e come dei possibili nemici”.
Quale via di uscita?
“Le dissonanze storiche tra le due parti creano purtroppo ancora oggi delle difficoltà, solo apparentemente superate. Per questo, c’è bisogno di un concreto dialogo ecumenico, perché si tratta, in effetti, di una questione interna all’unica Chiesa. Direi quasi che siamo di fronte ad una sorta di ‘lite in famiglia’. Anche se oggi assistiamo ad un intensificarsi della crisi, questi due grandi polmoni della cristianità hanno alle spalle una storia caratterizzata da tanti successi ecumenici. Credo e spero davvero che questo processo ecumenico sia irreversibile, anche perché è la preghiera di Gesù al Padre che spinge all’unità di tutti i cristiani”.