“E’ stata un’assemblea particolarmente laboriosa. I nostri fedeli sono pochi e sparsi in un grande territorio. Dunque primo scopo è stato quello di riunire tutti i loro rappresentanti. E questo incontro può essere ricordato come il primo del genere per la nostra Chiesa”. C’è soddisfazione nelle parole di mons. Louis Pelâtre, vicario apostolico di Istanbul, per il recente convegno ecclesiale della Chiesa cattolica turca, ospitato nella capitale turca dal 6 all’8 dicembre 2002.
“Non abbiamo messo in atto grandi progetti. Tuttavia ci è sembrato utile cercare un coordinamento tra le Commissioni per lavorare sempre meglio ed in profondità. Ora il lavoro si trasferisce alle diocesi dove le indicazioni fornite dall’Assemblea attendono di essere messe in pratica tenendo conto dei pochi mezzi che abbiamo a disposizione”. Dai lavori è emerso che “tra le urgenze della Chiesa turca ci sono il dialogo ecumenico ed interreligioso. Non vogliamo essere una chiesa chiusa in se stessa ma vogliamo conoscere e lavorare con ogni realtà del territorio. Altra priorità è quella dei giovani, il vero futuro della Chiesa turca e la famiglia. Abbiamo necessità di formare dei nuclei familiari validi e capaci di testimoniare il Vangelo”. Infine “una forte richiesta di inculturazione” che, per mons. Pelâtre, passa anche attraverso “un uso maggiore della lingua turca”. “Non dimentichiamo – ha concluso – che molti sacerdoti della Chiesa latina sono stranieri e non parlano molto bene la lingua turca. Un primo gesto simbolico è venuto proprio dall’assemblea: la messa finale è stata celebrata completamente in turco”.
D.R.