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Il voto mancato” “

E’ ancora diffusa ” “una grande povertà ” “e la gente è stanca ” “e disorientata” “


Non c’è l’ha fatta neanche questa volta Vojislav Kostunica ad essere eletto presidente della Serbia. Per la terza volta in quattro mesi, domenica 8 dicembre non è stato raggiunto il quorum necessario, 50% più uno dei votanti. Kostunica, attuale presidente della Federazione jugoslava (che riunisce Serbia, Vojvodina, Kossovo e Montenegro) è stato confermato il più votato, con il 57,5% delle preferenze, ma questo non basta perché l’affluenza alle urne è stata solo del 45,2%. Ancora una volta Kostunica annuncia ricorso tanto alla Corte Suprema serba quanto alle corti internazionali perché, afferma, le liste elettorali sono state volutamente gonfiate dal primo ministro serbo Zoran Djindjic: gli elettori reali sarebbero 5,5 milioni, non 6,5 milioni come registrato nelle liste. Dietro Kostunica si fa strada la figura dell’ultranazionalista Vojislav Seselj, ex delfino di Milosevic, che ha ottenuto il 36,3% dei suffragi. Al terzo posto si è piazzato Borislab Pelevic, vicino alla “tigre” Arkan, che ha ottenuto il 4% dei voti. La politica serba si raggruppa dunque intorno a tre poli: quello conservatore di Kostunica, quello liberale del premier Djindjic e quello “nostalgico” nazionalista di Seselj. Il 5 gennaio scadrà il mandato del presidente serbo uscente, Milan Milutinovic, incriminato dal Tribunale internazionale dell’Aja per i fatti accaduti in Kossovo. Da quel giorno assumerà la presidenza della Serbia “ad interim” il capo del parlamento serbo, Natasa Micic fino allo svolgimento delle nuove elezioni. Al presidente della conferenza episcopale serba, mons. Stanislaw Hocevar , abbiamo chiesto un commento della situazione politica del paese.

Come valuta l’ennesimo fallimento delle elezioni delle presidenziali?
“A mio avviso anzitutto è necessario vedere la situazione con molta tranquillità, poiché questa società si trova attualmente in una fase di estrema transizione. In secondo luogo, in questo periodo si concentrano numerosi avvenimenti, tra cui la preparazione di una nuova costituzione che regoli i rapporti tra Serbia e Montenegro, Serbia e Kosovo ecc. In terzo luogo, in Serbia è ancora diffusa una grande povertà e la gente è stanca e disorientata. In particolare, si avverte la necessità urgente di realizzare un nuovo consolidamento della società e prima di tutto delle istituzioni dello Stato; allo stesso tempo si cercano le personalità che potrebbero guidare questo paese. Tutti questi elementi hanno contribuito a provocare tale situazione”.

Quanto incide questa situazione sul processo d’integrazione in Europa?
“Secondo me questi avvenimenti non arrestano affatto il processo d’integrazione in Europa. Senz’altro il processo non può procedere ai ritmi serrati che noi tutti auspichiamo. Ci vogliono tempi più lunghi affinché questo processo possa essere promosso più efficacemente; tuttavia l’integrazione andrà sicuramente avanti. Si tratta solo di trovare nuove modalità di procedere. E’ ciò che dobbiamo fare”.

Esiste in Serbia la volontà di aderire all’Unione Europea?
“Si vuole senz’altro entrare in Europa. Il desiderio esiste, anche se non è ben percepito da tutti i serbi. La parte più sensibile, più aperta della popolazione, vuole sicuramente l’ingresso in Europa. Per quanto riguarda la maggioranza delle persone, invece, c’è più resistenza. Si tratta di un problema di informazione, di cultura; non bisogna dimenticare che la ‘primavera politica serba’ risale all’ottobre del 2000. Non ci si può attendere di poter realizzare tutti questi processi in meno di due anni, specialmente perché questa società è molto differenziata, ossia esistono molte minoranza etniche che presentano diversi problemi politici, come il rapporto tra Serbia e Montenegro; poi c’è il Kosovo, la Vojvodina con un’identità un po’ speciale. L’Europa deve senz’altro riconoscere che si tratta di una realtà molto complessa, che non si può risolvere in fretta come in altri Paesi in cui l’identità nazionale è già definita. Il processo di formazione dell’identità della nazione deve essere chiarito. Non va infine dimenticato che la Serbia costituisce un Paese di frontiera tra Oriente ed Occidente: ciò comporta più tempo affinché maturi una mentalità favorevole al processo d’integrazione in Europa”.
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