Quotidiani e periodici” “

Il processo di allargamento in atto, che ha ottenuto un significativo risultato al recente vertice di Copenaghen con la firma del “patto” che apre la strada all'”Europa dei 25″ (effettiva nel 2004), monopolizza l’attenzione dei quotidiani internazionali, impegnati ad interrogarsi sul significato dell’intesa raggiunta. “L’Europa dei 25, aspettando la Turchia”, titola Le Monde (15-16/12), che parla di un “allargamento storico dell’Unione europea a dieci nuovi paesi”. “L’Europa dei 25 è nata”, scrivono Arnaud Leparmentier e Laurent Zecchini, e aggiungono: “Dopo le ultime trattative finanziarie, il consiglio europeo di Copenaghen ha portato a compimento, venerdì 13 dicembre, la sua missione essenziale, che era di consacrare l’allargamento dell’Unione europea a otto paesi dell’Europa centrale e orientale (…), oltre che a Cipro e a Malta”. Il quotidiano francese dedica, inoltre, un ampio “dossier” ai “nostri vicini turchi”, come recita il titolo dell’inchiesta, fatta di approfondimenti storici, politici, economici e religiosi. “Affermando che l’entrata della Turchia nell’Unione Europea significherebbe ‘la fine dell’Unione’ – si legge nella presentazione del dossier – , Valéry Giscard d’Estaing ha lanciato il dibattito sull’identità europea (…). Ankara deve trovare posto all’interno o solo ‘a lato’ della casa europea? A Copenaghen, gli europei hanno deciso di non pronunciarsi che nel dicembre 2004 sull’eventuale apertura dei negoziati d’adesione”. E proprio Jacques Delors è il protagonista del “dossier” dedicato da La Croix (14-15/12) al processo di allargamento, grazie al quale “l’Europa cerca le sue frontiere”, come titola il quotidiano cattolico. “Costruire un’Europa operaia di pace, garante della solidarietà tra i suoi membri e capace di esercitare un’influenza nel mondo affinché si senta responsabile dell’evoluzione del pianeta”: questo, secondo Delors, lo spirito delle origini della “casa comune” europea, da tener presente anche nell’allargamento dei propri confini.
Grande interesse sui temi dell’allargamento anche sulla stampa tedesca. “Il principio per cui qualunque Stato europeo che ottemperi alle condizioni politiche ed economiche dell’Ue possa pretendere di diventarne membro non è pù sostenibile per la sussistenza della comunità. Un’Ue così allargata si riduce ad una zona di libero scambio di lusso, poiché le cose in comune sono troppo poche per costituire la base di una vera unione politica”, scrive Martin Winter sulla Frankfurter Rundschau del 14/12. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung ( Faz) del 16/12 si legge: “Invece di armonizzare l’Europa dell’est e dell’ovest con una ‘riunificazione spirituale’, i capi di Stato e di governo dei 15 hanno spianato la strada alla Turchia per entrare in questa fragile ed insicura unione: perché per la sicurezza di sé ci vuole anche l’affermazione di limiti. L’Europa non è un’accozzaglia di Stati riuniti in base a calcoli geostrategici o a vantaggi economici reciproci. L’Europa è una comunità di popoli che hanno formato valori comuni nel corso di molti secoli “. Sull’edizione del 17/12, Michael Stabenow osserva: “Un’Ue cui dovessero appartenere l’Ucraina, il Marocco o addirittura la Russia avrebbe ben poco in comune” con la comunità prefigurata dai suoi fondatori.
Il settimanale Der Spiegel del 16/12 pubblica un servizio sul lavoro degli ispettori Onu in Iraq. “ Con un rozzo gioco di forza, Washington tiene sotto pressione l’Onu. Probabilmente già a gennaio gli americani intendono spigere il consiglio di sicurezza alla guerra contro l’Iraq – indipendentemente da quel che gli ispettori a Bagdad. In tutto il mondo cresce il malumore per il comportamento della superpotenza“, annotano gli articolisti.