Domenica 12 gennaio, la conferenza episcopale tedesca ha avviato l’iniziativa “Solidarietà con i cristiani perseguitati e oppressi”. “Non si può ignorare ha spiegato il card. Karl Lehmann, presidente dei vescovi tedeschi, nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa – che in molti luoghi riconoscersi cristiani e vivere come tali è pericoloso e comporta pagare un alto prezzo”. Il cardinale ha citato, come esempio, alcuni Paesi: “Cina, Corea del Nord, Vietnam”, dove i fedeli “sono spesso discriminati socialmente, talvolta perseguitati apertamente”; “Afghanistan, Sudan, Iran”, “Arabia Saudita” e “Nigeria”, Paesi islamici in cui “negli ultimi anni è cresciuta la minaccia alle Chiese e ai cristiani”; “Colombia”, dove i cristiani che si impegnino coraggiosamente per i diritti umani e lavorino seriamente per le “opzioni per i poveri” sono esposti a pericoli mortali”. Ricordando il recente attentato in Pakistan contro le chiese cristiane, il cardinale ha denunciato la tendenza in molti Paesi verso una “privatizzazione della violenza” ad opera di “signori della guerra, banditi e gruppi con motivazioni ideologiche o religiose”: a questa categoria appartiene anche il “terrorismo internazionale”. Un ulteriore fenomeno è il compimento di “atti di violenza contro minoranze cristiane”, come sfogo “dell’odio contro l’occidente”, poiché “i cristiani vengono visti sempre più come appartenenti ad un mondo occidentale aggressivo ed imperialista”. A tale proposito Lehmann ha espresso “il timore che un’eventuale guerra in Iraq possa aumentare i pericoli per i cristiani che vivono negli Stati islamici”.