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La recente mozione del Bundestag contro qualsiasi tipo di ” “clonazione rilancia la questione etica della tutela dell’embrione ” “
Clonazione: tema attuale reso scottante dalla presunta nascita del primo bambino clonato ad opera della setta dei Raeliani. Sull’argomento si discute da tempo sia a livello internazionale che nei singoli Paesi, finora senza ottenere una posizione unitaria, anche per via della differenziazione tra clonazione a scopo terapeutico (definizione questa, ritenuta fuorviante da alcuni, che preferiscono il termine “a scopo di ricerca”, mutuato dall’inglese “research cloning”) e a scopo riproduttivo. Il tentativo delle Nazioni Unite di approvare una moratoria mondiale contro la clonazione riproduttiva è fallito all’inizio del novembre 2002 e le trattative sono state rinviate a fine settembre. A livello europeo, il protocollo addizionale sul divieto di clonazione umana, firmato a Parigi il 12 gennaio 1998, proibisce la clonazione riproduttiva ma non quella terapeutica, consentita in Paesi come la Gran Bretagna, il Belgio e l’Olanda. In Germania, dopo mesi di alternanti vicende, nei giorni scorsi il parlamento federale (“Bundestag”) ha presentato al governo una richiesta di divieto generale della clonazione; ne sono latori i partiti che hanno formato per l’occasione una coalizione trasversale. Al di là dei partiti, numerosi i pareri sfavorevoli alla clonazione tout court: dall’ordine dei medici alla Chiesa cattolica e protestante, dalla lega delle famiglie cattoliche alla Caritas tedesca. Nel mentre, il governo tedesco ha annunciato una conferenza internazionale sulla clonazione, che si svolgerà a Berlino tra il 14 e il 16 maggio, con l’intento di trovare un accordo sovranazionale sulla questione. Abbiamo intervistato Johannes Reiter , professore di teologia morale ed etica sociale dell’università Johannes Gutenberg di Magonza. Professor Reiter, come giudica il fatto che in Germania si sia giunti a richiedere un divieto totale della clonazione? L’atteggiamento di rifiuto del governo federale e dei partiti non è così chiaro come si suppone e come assicura ora il ministro per la ricerca. La tenuta dell’accordo sul divieto della clonazione si vedrà in occasione dell’imminente modifica della legge di tutela dell’embrione del 1990, che vieta qualsiasi tipo di clonazione. Vi sono però indizi che la clonazione terapeutica possa essere consentita in futuro. Cosa pensa dei motivi che impediscono all’Ue di trovare una posizione comune in merito? Le difficoltà esistenti sul piano internazionale a realizzare un divieto generale della clonazione si riflettono anche a livello europeo e consistono sostanzialmente in due ostacoli: da un lato, con la clonazione terapeutica si guadagna molto denaro; dall’altro non esiste un parere unitario sull’inizio della vita e sullo stato etico e giuridico dell’embrione umano. Finora il protocollo sulla clonazione, entrato in vigore il 1° marzo 2001, è stato siglato da 29 dei 44 membri del Consiglio europeo, ed è stato ratificato da 10 Paesi. Come l’Austria, la Svizzera e il Belgio, la Germania non ha firmato il protocollo, poiché è necessario prima siglare il protocollo aggiuntivo del 1998. Le critiche tedesche riguardano soprattutto le disposizioni che consentono in determinate condizioni la ricerca su persone “incapaci di dare il proprio assenso”, così come sugli embrioni. Quale contributo può dare la Chiesa tedesca su questo tema? I vescovi tedeschi sono intervenuti nell’attuale discussione bioetica con una lettera pastorale dal titolo “L’uomo: creatore di sé?” (7 marzo 2001). Un’iniziativa di questo genere potrebbe essere promossa dal consiglio delle conferenze episcopali europee. I vescovi dovrebbero incrementare i contatti e la collaborazione con i gruppi impegnati nella tutela della vita, anche se non dichiaratamente cattolici. Come considera il richiamo ai politici cattolici ad impegnarsi per la tutela della vita, contenuto nella recente Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede? Non nuovi, i temi della Nota vengono ricordati al momento giusto; in Germania si inseriscono in un contesto in cui le perplessità della teologia morale cattolica vengono ancora registrate. Il documento richiama giustamente principi etici “che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili”, radicati nell’essenza della persona, come ad esempio l’inviolabilità della vita umana.