Quotidiani e periodici” “

La delicata situazione internazionale, con i “venti di guerra” che sembrano farsi sempre più vicini, continua a monopolizzare l’attenzione dei principali quotidiani europei, impegnati soprattutto ad interrogarsi sui rapporti tra Stati Uniti ed Europa, e sui diversi atteggiamenti dell’opinione pubblica in merito all’ipotesi di un conflitto in Iraq. “Per Bush, è venuto il momento di colpire Saddam Hussein”, è il titolo di apertura di Le Monde (21/1), in cui il quotidiano francese riferisce dell'”ultimatum” del presidente americano al dittatore iracheno. Il giorno dopo (22/1), il quotidiano francese apre con la posizione della Francia sul conflitto annunciato: “Iraq: per la Francia, ‘niente giustifica’ la guerra”, è il titolo perentorio. “La Francia – si legge nell’articolo – si è vivacemente opposta agli Stati Uniti (…). Mentre Washington giudica che il tempo è ormai ‘compiuto’ per il regime di Saddam Hussein, il ministro francese degli affari stranieri, Dominique de Villepin, ha implicitamente minacciato di bloccare, utilizzando il diritto di veto della Francia nel Consiglio di sicurezza, qualsiasi risoluzione americana che aprisse la strada alla guerra”; un’ulteriore riprova del rifiuto, da parte della Francia, di qualsiasi ipotesi di guerra è l’alleanza tra il presidente francese Chirac ed il cancelliere tedesco Schroeder, che secondo il quotidiano francese “rilancia l’asse Parigi-Berlino” . E alla “mobilitazione contro la guerra in Iraq” La Croix del 20/1 dedica un’intera pagina: “Da Tokyo a Washington, da Damasco a Mosca, e in numerose città della Francia – annota Alain Guillemoles analizzando la portata del movimento di protesta – decine di migliaia di partecipanti hanno sfilato, sabato, malgrado il freddo, per opporsi ad una eventuale guerra contro l’Iraq. Dappertutto, hanno focalizzato le loro critiche sulla personalità di George W. Bush”. La crisi irachena è sempre al centro dei commenti della stampa tedesca. “Guerra, colpo di stato o esilio per Saddam Hussein: questi gli scenari che si profilano per l’Iraq”, scrive la Süddeutsche Zeitung del 18/1. “Per ora, il mondo non può aspettarsi che la guerra. Tutto il resto sarebbe una pericolosa illusione. L’esilio rimane una vaga possibilità. E il colpo di stato? In 35 anni sono falliti tutti gli attentati. Ma non è escluso che qualche disperato abbia il coraggio di sparare sul despota, fosse solo per salvare la propria pelle”. Sulla Franfkurter Rundschau, Rolf Paasch commenta: “Con la sua impazienza dimostrativa, il governo Bush si è cacciato in una posizione tatticamente sfavorevole. Nella sua azione contro Saddam Hussein, Washington ha bisogno degli alleati europei, altrimenti è costretta ad un intervento solitario che nessuno nel Paese vuole realmente. Generali, economisti e la maggioranza della popolazione statunitense temono una guerra senza coalizione”. “Gli americani possono imporre militarmente un cambio di regime. Ma più difficile da risolvere è la questione di chi, quando e a quali condizioni debba e possa prendere il potere in Iraq”, scrive Wolfgang Günter Lerch sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 20/1. Sul settimanale Der Spiegel del 20/1 si legge: “In Europa cresce la protesta contro i piani bellici degli Usa e il governo tedesco ne approfitta”. “Ieri outsider derisi, criticati per la posizione antibellica, … Schröder e il suo Vice Fischer si vedono ora confermati da un’atmosfera internazionale, contro un conflitto in Iraq e contro il diritto reclamato dagli Usa ad un attacco preventivo”. Esiste l’Europa? Se lo chiede sulle pagine di El País ( 20/1) il sociologo Alain Touraine : “Il silenzio europeo – dice Touraine – distrugge l’Europa: la riforma delle istituzioni europee non avrebbe senso se non fosse orientata direttamente alla possibilità data all’Europa di prendere decisioni di importanza mondiale, e così influire in tutti gli ambiti, in particolare politici, se non come gli Stati Uniti, almeno nella misura in cui può farlo una potenza indipendente, dalla stessa forza della sua economia”.