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Rinnovare una promessa” “” “

Gli impegni delle chiese europee e ” “nordamericane a ” “favore dei cristiani in Terra Santa nel” ” recente vertice di Gerusalemme” “” “

Rappresentanti degli episcopati dell’Inghilterra e del Galles, Canada, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti, del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) si sono incontrati, dal 14 al 16 gennaio, a Gerusalemme con il patriarca dei Latini, Michel Sabbah, il Nunzio Apostolico in Israele, Pietro Sambi e i rappresentanti delle Chiese cristiane in Terra Santa. L’incontro, il cui obiettivo era promuovere interventi delle Chiese a sostegno dei cristiani che vivono in Terra Santa, è stato coordinato dai rappresentanti della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, l’arcivescovo Patrick Kelly di Liverpool. Riportiamo una sintesi del messaggio finale dei vescovi ai cristiani di Terra Santa e delle proposte emerse dal summit. Cristiani, tra paure e speranze. “Un anno fa – scrivono i vescovi nel loro messaggio finale – abbiamo condiviso con voi le vostre sofferenze ed il vostro grido di pace e di giustizia. Con grande dispiacere, oggi, siamo testimoni non di pace e speranza ma di una violenza e disperazione maggiore. Le misure di sicurezza sono sempre più oppressive, la disoccupazione è aumentata così come la povertà materiale e spirituale. Siamo anche testimoni della grande paura per la guerra in Iraq”. Nonostante ciò, prosegue il messaggio, “siamo rassicurati dal vostro grande desiderio di pace e di giustizia e dalla viva speranza che deve ispirare il coraggio di molti, tra voi, dediti alla riconciliazione. Ma la violenza continua, in forme diverse, sta a dire che qualcosa è profondamente sbagliato”. Nessuno, affermano, infatti, i presuli, “può restare indifferente all’ingiustizia di cui è vittima da oltre 50 anni il popolo palestinese”, così come “nessuno può contestare il diritto di Israele di vivere in sicurezza”. Non si possono dimenticare “le vittime innocenti, nei due popoli, che ogni giorno cadono sotto i colpi della violenza. Le armi e gli attacchi sanguinari non saranno mai i giusti mezzi per sanare le contese”. “Ritornando a casa – è l’impegno dei vescovi – chiederemo alle nostre conferenze episcopali, ai nostri organismi di volontariato e di assistenza di adoperarsi sempre più per la pace in Terra Santa. Sfortunatamente i nostri tentativi per rilanciare i pellegrinaggi nei Luoghi Santi hanno avuto un successo limitato. Rinnoviamo oggi la promessa fatta un anno fa. Non cesseremo mai di aiutarvi, fratelli di Gerusalemme, di Palestina, di Israele e di Giordania”. Non solo aiuti spirituali. Nel corso del vertice, i vescovi hanno adottato degli impegni che, nelle loro intenzioni, dovrebbero migliorare le condizioni di vita delle comunità cristiane della regione. In particolare i vescovi ritengono prioritaria la creazione di “un coordinamento trans-nazionale per consentire una più capillare diffusione delle notizie provenienti dai Luoghi Santi ed incrementare i contatti con le Chiese di Terra Santa, il Patriarcato latino, la Nunziatura ed i capi delle Chiese”. L’informazione e le proposte di azione, nelle intenzioni dei presuli, “dovrebbero essere estese anche ad altre Conferenze episcopali ed organizzazioni cattoliche”. Non meno importante è il contatto tra le Chiese nazionali e quelle locali e con le Istituzioni politiche, sociali e con l’opinione pubblica. Restano, infine, validi altri suggerimenti come, ad esempio, “i pellegrinaggi, veri e propri segni di solidarietà non solo spirituale ma anche materiale verso i cristiani; l’urgenza e la trasparenza nell’uso degli aiuti materiali; la solidarietà che deve esprimersi anche a livello ecumenico ed interreligioso e l’inserimento nell’agenda di incontri dei vescovi dei temi relativi alla terra Santa”.