” “In ogni caso "inaccettabile"” “

L’intervento militare unilaterale non è la risposta giusta alla crisi irachena” “” “

Il possibile attacco Usa all’Iraq continua a suscitare la preoccupazione dei vescovi di varie Conferenze episcopali e dei movimenti ecclesiali. Paesi Bassi. Un invito serio a riflettere “sull’idea” di “giusto impiego della forza”, che vorrebbe avvalorare il concetto di “intervento militare preventivo e unilaterale” in Iraq è quello che chiedono i vescovi dei Paesi Bassi con un comunicato ufficiale divulgato nei giorni scorsi intervenendo sugli ultimi sviluppi della questione irachena. In questo momento, secondo i vescovi, “sulla base dei fatti ora noti” una guerra contro l’Iraq “sarebbe giustificabile soltanto come mezzo ultimo”. Tanto più valida rimarrà questa argomentazione “fino a che non si sarà trovata una prova convincente di una inevitabile e seria minaccia della presenza di armi di distruzione di massa in Iraq”. “Una minaccia seria e reale tanto per il popolo iracheno quanto per la pace nella regione e altrove”, ribadiscono i vescovi, “è quella costituita dal regime di Saddam Hussein”, ma “l’intervento militare unilaterale ora non è la risposta giusta”. Altri mezzi “non militari, come l’ispezione alla ricerca delle armi”, sono da perseguire insieme ad altre soluzioni che non coinvolgano la popolazione e “costringano il regime iracheno ad accettare le risoluzioni Onu”. Dello stesso parere anche il presidente di Pax Christi Olanda, Adrien van Luyn, vescovo di Rotterdam, per il quale “una guerra è veramente l’ultima opzione possibile quando tutti gli altri mezzi per evitarla sono stati provati. E le possibilità non sono state ancora tutte esaurite”. Italia. “Anche se irrinunciabile, non è solo l’autorizzazione dell’Onu a rendere giusta una guerra” che, “se resta la dimensione preventiva”, rimane comunque “inaccettabile”. A ribadire la posizione dei vescovi italiani su un eventuale conflitto in Iraq è stato mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei. Il presule, nel corso della presentazione alla stampa del Comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani, svoltosi a Roma dal 20 al 22 gennaio, ha precisato che “l’autorizzazione dell’Onu è uno degli elementi irrinunciabili che compongono lo scenario di plausibilità di una guerra, ma non è l’unico. Se resta la dimensione preventiva di una guerra, e il conflitto in questione non si presenta come una concreta risposta ad una situazione di attacco, non è la semplice autorizzazione dell’Onu a rendere giusta una guerra”, che “se rimane preventiva” resta “in ogni caso inaccettabile”. Intanto in Italia si prepara la manifestazione nazionale contro la guerra in Iraq che si svolgerà a Roma il 15 febbraio 2003. Ha aderito anche Pax Christi che sfilerà con un cartello in cui sarà riprodotto il volto di un bambino iracheno con la frase: Io non sono terrorista. Austria. Si moltiplicano anche in Austria le pressioni per una soluzione pacifica della questione irachena. Rivolgendo un appello contro la guerra in Iraq e la violenza in Terra Santa, i giornali diocesani di Linz, Innsbruck e Feldkirch hanno promosso l’azione “Digiuno e preghiera per la pace”. La campagna è sostenuta da vari esponenti della Chiesa cattolica e da organizzazioni ecclesiali austriache quali l’Azione cattolica (KAÖ), “Pax Christi” ed ICO (“Iniziativa dell’Oriente cristiano”). “Con la preghiera ed il digiuno ci mettiamo nelle mani di Dio, che ha tracciato in Cristo la strada disarmante dell’amore per il prossimo, per il nemico”, dichiara all’agenzia cattolica Kathpress mons. Maximilian Aichern, vescovo di Linz. “Contrapponiamo alla logica della violenza il potere pacifico della preghiera e del digiuno”, ha esortato il vescovo di Voralberg, Klaus Küng. Anche per il sovrintendente evangelico Hansjörg Eichmeyer “una guerra contro l’Iraq non è eticamente giustificabile”. Secondo Christian Friesl, presidente dell’Azione cattolica austriaca, non si può parlare di “guerra giusta” contro l’Iraq. Anche il consiglio ecumenico delle Chiese in Austria ha rivolto un appello al governo federale austriaco, per una “soluzione pacifica del conflitto iracheno”.