editoriale" "

Non c’è fatalità nella storia” “

30/01/1933- 22/01/1963: ” “due date importanti per Francia, Germania e Europa” “” “” “

Trent’anni soltanto separano due eventi maggiori della storia del continente europeo, che l’hanno portato su direzioni diametralmente opposte.
Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler diventava Cancelliere di Germania; la Germania faceva la scelta del peggio, dell’inimmaginabile, dell’ineffabile; entrava nella strada del totalitarismo, della logica di guerra, dello schiacciamento della persona, della realizzazione del Crimine della Shoah. Trent’anni dopo, un nuovo Cancelliere tedesco che ricostruiva il suo paese sulle rovine materiali e spirituali lasciate dal suo predecessore, Konrad Adenauer, e il Presidente della Repubblica francese che aveva incarnato il rifiuto della disgrazia e della vergogna della Francia, il generale de Gaulle, firmavano il trattato dell’Eliseo. Volevano così superare i nazionalismi e gli odi, dominare una storia fatta nello stesso tempo di fascino e di paura, per dire ‘no’ ad una logica funesta secondo la quale le guerre succedono ai trattati, e dire ‘sì’ alla pace, all’amicizia, creare una comunità di destini.
Il trattato del 1963 è stato preparato prima dalla creazione delle prime Comunità europee, la Ceca, la Cee, l’Euratom, basate sulle deleghe di sovranità, sotto l’impulso di alcuni visionari come Jean Monnet, e dei partiti democratici cristiani rappresentati da Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi. Con la sua Dichiarazione del 9 maggio 1950 Robert Schuman aveva proposo di mettere in comune le produzioni di carbone e di acciaio, e questa resta la pietra angolare dell’unità europea, e ha cambiato le condizioni delle relazioni franco-tedesche. Ma se francesi e tedeschi cominciavano a prendere delle abitudini di lavoro in comune nell’impegnarsi sulla strada di una ricostruzione dell’Europa su basi radicalmente nuove, con i belgi, gli italiani, i lussemburghesi, gli olandesi, questa Europa dei Sei non poteva avanzare se l’antagonismo secolare franco-tedesco non fosse eliminato. Era l’unica possibilità di reinserire definitivamente la nuova Germania nell’Europa in via di trasformazione.
Jacques Maritain aveva scritto nel 1940, in piena guerra: “Tutti quelli che hanno meditato sull’Europa sanno che, moralmente come geograficamente, il problema tedesco sta al centro dei problemi e dei dolori di questo continente. Senza il contributo e la cooperazione germanica non c’è pace né civiltà europea – e neanche con una Germania sovrastata e sfasata dalla passione pangermanistica e l’imperialismo prussiano”. Per questa ragione il filosofo cattolico francese evocava anche i problemi che sarebbero stati quelli del dopoguerra, e diceva: “l’Europa avrà a che fare dopo la guerra con gli stessi problemi che l’hanno buttata nella guerra perché si sono trovati a un certo momento, congelati dalle forze storiche che la ragione umana non aveva saputo superare, e che hanno volto alla fatalità “.
Per trovare le soluzioni giuste a tali problemi, è stato necessario rafforzare le relazioni tra 6 paesi (poi tra 9, 12 e 15 per il momento) con una relazione bilaterale interamente rinnovata dal trattato del 22 gennaio 1963, che non è un trattato classico, ma che crea le condizioni di relazioni molteplici, in tutti i campi della vita dei due popoli, inestricabili ed intense, le cui conseguenze psicologiche sono state rapide e profonde. “Non bisogna dimenticare che nel creare una relazione senza precedenti nella storia e senza equivalente nel mondo, tra due Stati un tempo tradizionalmente opposti, il Trattato dell’Eliseo dà una garanzia all’equilibrio europeo. Gli eventi di Berlino del 30 gennaio 1933 debbono ricordarci che tale equilibrio si costruisce ogni giorno. Insegna ai governanti del mondo che se la storia è spesso tragica, la volontà politica di pace e di riconciliazione, se esiste realmente, vince. Non c’è fatalità nella storia.