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In Svizzera, i cattolici diminuiscono di circa il 4%, soprattutto tra gli immigrati: è l’allarme dei vescovi svizzeri, che in una nota tracciano una prima analisi del censimento federale relativo all’anno 2000, i cui dati relativi agli aspetti religiosi sono stati pubblicati in questi giorni. Rispetto al 1990 – stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica il numero dei fedeli cattolici è “in regresso sia in numero assoluto (-124.434), sia in termini relativi (-3,9%). Se si tiene conto del fatto che “da diversi decenni la società si è secolarizzata” e che “il numero dei fedeli delle Chiese cosiddette tradizionali è in calo”, osservano i vescovi svizzeri, “non c’è nulla di veramente nuovo”. Se, però, si analizzano le cifre “nel dettaglio”, ci si accorge che “il numero dei cattolici romani è certo diminuito del 3.9%, ma che questa diminuzione è dovuta principalmente al fenomeno migratorio”. Dai dati del censimento, infatti, risulta un calo del 10,1%tra i cattolici “stranieri”, molti dei quali “provenienti da paesi latini, tradizionalmente cattolici”, a cui si aggiungono “i nuovi arrivati, provenienti spesso da paesi a maggioranza di altre religioni e culture”. “Il paesaggio religioso si trasforma”, ammettono i vescovi svizzeri, e le Chiese “tradizionali” devono “considerare serenamente gli insegnamento da trarne”, in primo luogo riguardo alla “ricerca di nuove forme di accompagnamento pastorale, soprattutto nelle città” e alla presenza di “persone senza appartenenza religiosa”, il cui numero “aumenta fortemente”. Sviluppare “un vero dialogo” con queste ultime, fare delle “missioni cattoliche linguistiche” uno “strumento importante” e da “valorizzare” nella pastorale, favorire il “dialogo ecumenico con le Chiese e le comunità cristiane” (specialmente le Chiese ortodosse) presenti nel Paese: questi alcuni suggerimenti dei vescovi svizzeri per la pastorale del futuro. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1177 N.ro relativo : 17 Data pubblicazione : 31/01/2003