L’80% dei programmi comunitari ” “sono gestiti da ” “amministrazioni regionali e locali la cui azione deve essere coordinata con quella dell’Unione” “” “
Si conclude oggi, 7 febbraio, la sessione plenaria della Convenzione europea. In apertura dei lavori si è discusso della “dimensione regionale e locale in Europa”. Sollecitato dalle associazioni regionali e dal Comitato delle regioni, il dibattito in plenaria ha affrontato il problema di quale posto dovrà dare il futuro trattato costituzionale alle collettività locali e regionali. Le associazioni delle città e delle regioni hanno adottato una piattaforma comune di richieste presentate alla Convenzione. In particolare chiedono all’Unione Europea di rispettare “l’organizzazione dei poteri pubblici a livello nazionale, locale e regionale”, comprendere nella nozione di sussidiarietà i poteri degli enti regionali e locali “secondo gli ordinamenti costituzionali nazionali”, prevedere forme di consultazione preventiva degli enti locali da parte dell’UE, promuovere una “cooperazione attiva” fra città e regioni, consentire al Comitato delle regioni di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee sui temi riguardanti la sussidiarietà. La plenaria ha discusso inoltre la relazione di George Katiforis sull’Europa sociale. Prossimo appuntamento è il 27 e 28 febbraio: la Convenzione discuterà i primi articoli del trattato redatti dal Presidium. Sul tema del ruolo delle Regioni e degli Enti locali all’interno del processo decisionale comunitario, SirEuropa ha sentito l’opinione dell’eurodeputato Alain Lamassoure , francese, relatore al PE sul tema della chiarificazione e delimitazione delle competenze nell’Europa di domani. Secondo la sua opinione, qual e’ il ruolo e quali sono le competenze che le Regioni e le collettività territoriali dovrebbero all’interno della nuova architettura costituzionale dell’Europa allargata? “L’organizzazione territoriale rileva della competenza esclusiva di ogni Stato: su questo punto non possono esserci ambiguità. Ciò non impedisce tuttavia di prendere atto del fatto che ormai l’80% dei programmi comunitari sono gestiti da amministrazioni regionali e locali (i dati sono della Commissione) e che oltre la metà degli Stati membri hanno al loro interno Regioni a competenza legislativa, la cui azione deve essere assolutamente coordinata con quella dell’Unione”. Ritiene fondate le critiche di alcune Regioni “a potere costituzionale” secondo le quali la Relazione Napolitano costituisce un passo indietro rispetto all’Europa delle Regioni? “Si tratta di un passo in avanti, sebbene ancora limitato. Il potere di adire la Corte di Giustizia potrebbe costituire un progresso importante a patto che non sia sottoposto a troppe condizioni” E’ possibile fare una previsione sul futuro delle Regioni nell’Europa che uscirà dalla Convenzione e dalla Conferenza Intergovernativa di fine anno? “Penso che lo spirito della mia proposta abbia ragionevoli chance di essere accolto. Ogni Stato dovrebbe notificare a Bruxelles la lista delle Regioni che esso considera come beneficiarie del diritto di “partner dell’Unione”: per esempio, si tratta per tali Regioni del diritto di essere consultate su ogni proposta legislativa comunitaria che rileva di una competenza condivisa con le Regioni interessate e del diritto di adire la Corte di Giustizia in caso di conflitto di competenza tra le Regioni e l’Ue”.