Quotidiani e periodici

Nel giorno in cui il segretario di Stato americano, Colin Powell, ha fornito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu quelle che ha definito “prove convincenti” dell’esistenza, in Iraq, di armi di distruzione di massa, i principali quotidiani internazionali continuano ad interrogarsi sull’eventualità di un conflitto. L’ HeraldTribune (5/2) usa toni critici nel riferire di un recente “summit” franco-britannico, in cui Tony Blair ha tentato, invano, di convincere Jacques Chirac ad una seconda risoluzione dell’Onu a favore di un’azione militare in Iraq. Il quotidiano americano definisce il rifiuto francese, basato sulla convinzione che “gli ispettori abbiano bisogno di più tempo, e che la guerra può essere solo l’ultima risorsa”, “ammirevole” e “utile”, ma anche pieno di “limiti”. Richard Bernstein, sullo stesso quotidiano (4/2), riflette invece sulle difficoltà del cancelliere Schroeder, all’indomani della sconfitta elettorale, di fronteggiare le “pressioni” dell’opposizione per “rallentare”, riguardo all’opposizione tedesca alla guerra. “Gli oppositori politici – si legge, infatti, nell’articolo – che finora sono stati vincolati dal forte sentimento anti-guerra nel loro paese, dicono di essere stati incoraggiati dalle elezioni di domenica a insistere con il governo Schroeder, perché metta fine a ciò che definiscono l’isolamento della Germania sulla questione irachena e per allineare più strettamente il paese con i suoi tradizionali alleati, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna”. “Compromesso tedesco”: il titolo con cui un corsivo di Le Monde (5/2) definisce l’atteggiamento post-elettorale di Schroeder, stretto tra le richieste dei cristiano-democratici e quelle dell’ala più oltranzista della sua coalizione: “Questa politica difficile di compromesso – è il giudizio del quotidiano francese – è quella dell’ultima spiaggia. Il cancelliere dipende dalla buona volontà della destra e dell’estrema sinistra tedesca. Ma la Germania ama il consenso: deve fare di un male un bene ed uscire dall’immobilismo”. La Croix del 3/2 dedica un ampio “dossier” alla crisi irachena, partendo dalla constatazione che “le riserve petrolifere dell’Iraq costituiscono un elemento importante nella strategia americana”, ma “l’obiettivo di Washington non si riduce a ‘mettere le mani’ sul secondo giacimento petrolifero del Medio Oriente”. Guerra e elezioni regionali sono i temi su cui si soffermano i commentatori tedeschi. Sulla Süddeutsche Zeitung del 1/2, Heiko Flottau osserva: “ Anche in Iraq, gli americani vogliono chiudere un’era infelice della loro politica estera, iniziata negli anni Ottanta, quando gli Usa ed altri Stati occidentali dotarono l’Iraq di armi, anche armi di distruzione di massa, per aiutarlo nella guerra contro l’Iran. I dodici anni di sanzioni economiche – prosegue – si sono rivelati una continuazione della guerra in Kuwait, con altri sistemi. Ma questa guerra economica ha rafforzato il regime. Con la marcia su Baghdad, temuta da Bush padre nel 1991, Bush figlio vuole concludere la guerra dodecennale contro Saddam Hussein. Questa volta con una vittoria“. Su Die Welt, Nikolaus Blome così commenta la divisione dei Paesi dell’Ue riguardo un eventuale conflitto: “G li otto Stati avrebbero potuto scegliere altri modi per manifestare il loro chiaro appoggio agli Usa. E hanno ragione: le armi di distruzione di massa nelle mani di un dittatore possono giustificare una guerra. Ma almeno gli Stati più importanti tra loro hanno scelto intenzionalmente questo modo, che nega contemporaneamente il principio vitale dell’Ue: aumentare il più possibile il minimo comun denominatore, almeno rispettarlo, perché comunque ogni Stato ha libertà di agire a livello nazionale”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung del 3/2 valuta i risultati delle elezioni regionali in Assia e Bassa Sassonia, caratterizzati dal crollo della Spd: “ La sconfitta della Spd in Bassa Sassonia ed in Assia non sono altro che l’espressione autentica degli umori del Paese. Perché domenica non è stato eletto un cancelliere che decide le direttive della politica estera tedesca e che sa di avere ancora dietro di sé la maggioranza dei tedeschi: si è votato sulla politica di un governo federale che al suo secondo tentativo, nella maggior parte dei settori politici non riesce a fare di meglio rispetto ai primi quattro anni” di legislatura .