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Bisogno di comprensione” “

Comprensione, collaborazione e ” “solidarietà è ciò che chiede l’Africa all’Europa” “

“Comprensione, collaborazione e solidarietà”: è quanto chiede in questo momento l’Africa all’Europa secondo il cardinale Francis Arinze , nigeriano, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che interviene in vista dell’incontro del 27 e 28 febbraio a Lisbona organizzato dalla Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea), in collaborazione con il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (Sceam), sul tema “L’Africa e l’Unione europea: partner nella solidarietà”. Anche Caritas Europa, Pax Christi e Cidse (Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà) terranno a Lisbona dal 4 al 5 aprile un summit sul tema “Dal Cairo a Lisbona: Ue e Africa insieme per una nuova solidarietà” (cfr Sir 9/2003 ). Lo abbiamo intervistato. La voce dell’Africa è spesso inascoltata, i suoi conflitti e le sue povertà dimenticate, ma non è conosciuto nemmeno il positivo. Cosa ha da dire di nuovo oggi questo continente? “Dell’Africa emergono maggiormente le cattive notizie, ma cè anche molto positivo, ad esempio gli sforzi per promuovere l’armonia in alcuni Stati con una numerosa presenza di gruppi etnici. In Nigeria, ad esempio, 240 gruppi etnici, ciascuno con la propria lingua, devono imparare a funzionare come un unico Paese. Questo perché in passato le frontiere sono state fissate da poteri colonialisti senza rispettare l’appartenenza naturale dei popoli. Cambiare quelle frontiere oggi è problematico. Allora in questo senso l’Africa sta facendo dei progressi. E’ aumentata anche la democrazia. In Kenya, Senegal, Zambia, si sono svolte elezioni democratiche. Sono piccoli segni di libertà. Anche la stampa in molti Paesi africani scrive abbastanza liberamente. E c’è da notare la novità della cooperazione regionale tra gli Stati, tra Africa occidentale e meridionale. Certo non mancano ombre e conflitti interni o tra Stati limitrofi, in Africa centrale, in Sudan, in Costa D’Avorio”. A questo punto della sua storia e della sua situazione socio-politica ed economica, cosa chiede l’Africa all’Europa? “C’è grande bisogno di comprensione tra Europa e Africa. Comprendere è già molto, perché capire la difficoltà in cui si trova l’altro è già un buon inizio. E poi cercare di aiutare senza controllare troppo. Perché ogni Stato, seppur piccolo, ha una sua dignità. L’Europa deve scoraggiare quei gruppi che promuovono divisioni nei Paesi africani e cercano aiuti per attuare ribellioni violente. C’è molto da fare in materia di educazione, sanità, sviluppo agricolo e molto spazio per la collaborazione tra i due continenti, non solo tra agenzie governative ma anche attraverso la Chiesa, le associazioni, organizzazioni non governative, i medici, gli accademici. L’Europa deve anche essere attenta a non imporre politiche demografiche. Questo non è giusto perché va a toccare la parte culturale, religiosa, sociale e la coscienza africana. La chiave per risolvere il problema della sovrappopolazione è solo lo sviluppo”. Però l’Europa è protezionista e i prodotti africani sono meno competitivi. Inoltre da molti Paesi europei arrivano le armi. “Certo, l’Africa ha bisogno di aiuto dall’Europa nei metodi applicati all’agricoltura, nelle modalità commerciali. L’Europa non deve controllare troppo i prezzi delle materie prime prodotte in Africa (cacao, caffè, olio di cocco) e non deve incoraggiare le persone corrotte. Non si può negare che il cibo manca, ma le armi non mancano mai. Perchè? Paesi anche poverissimi hanno sempre a disposizione armi molto moderne. Da dove vengono? L’Europa – ma anche l’America del Nord – dovrebbero porsi questa domanda. Non si aiuta un Paese vendendo armi. I Paesi europei dovrebbero fare delle considerazioni di tipo etico e non pensare solo agli interessi commerciali”. A livello di valori cosa può insegnare l’Africa all’Europa? E cosa serve agli immigrati africani? “L’Africa ama la vita. In Africa la grandezza non consiste in ciò che si ha, ma in ciò che si è. Anche il senso della comunità è un grande valore africano. L’individuo non è solo. Gli africani si intristiscono quando vedono un anziano passeggiare con un cane. E’ molto meglio passeggiare con a fianco un bambino, un nipote. Gli immigrati africani in Europa hanno bisogno di solidarietà, di aiuto per studiare, trovare un lavoro, e incoraggiamento per tornare nel proprio Paese e portare le competenze acquisite. Non devono abbandonare l’Africa solo perché hanno trovato una Europa più comoda”.