Non solo le "radici"… ” “

Sono diverse le carenze da colmare nella bozza dei primi 16 articoli del trattato costituzionale europeo presentata nei giorni scorsi da Valery Giscard d’Estaing alla Convenzione per il futuro dell’Europa, osserva il giurista Cesare Mirabelli, già presidente della Consulta e oggi presidente del Consiglio nazionale degli utenti. “Tra le carenze del testo è stato subito rilevato il mancato riferimento alle radici cristiane d’Europa, inteso non come atto formale di omaggio ad una tradizione ma come riconoscimento di una realtà. Tuttavia occorre anche porre attenzione ad altri aspetti: ad esempio le carenze presenti nel testo in tema di sussidiarietà e solidarietà”. Mirabelli auspica “un riferimento più aperto della Carta al tema della sussidiarietà orizzontale e al rapporto con la comunità e con la società”. Il problema della solidarietà, inoltre, “è un problema che riguarda sia i rapporti nell’ambito della società sia i rapporti tra gli Stati”. L’auspicio del docente è che “su questo testo, come sugli altri che saranno predisposti, si apra in qualche modo un dibattito più ampio, inteso quale partecipazione a un sentire comune che si forma”. In merito alle radici cristiane dell’Europa, Mirabelli riconosce che ci sono “sensibilità e interessi diversi anche nei diversi paesi. In alcune nazioni, ad esempio, c’è una tradizione di forte laicità perciò si guarda con un certo distacco alla possibilità che in un documento che vuole essere politico ci sia un riferimento alle radici cristiane. Anche in occasione della discussione della Carta di Nizza questo problema è emerso”. Il giurista ricorda inoltre che vi è “una tradizione che si è andata formando a livello europeo nel dialogo delle Chiese con gli Stati e nella risoluzione dei problemi di interesse delle Chiese che va tenuta presente”. Prova ne sia, ad esempio, l’enunciazione in tema di “libertà religiosa” cui è approdata la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Csce, oggi divenuta Osce), riunitasi a Vienna nel 1986, che ha raccolto il consenso di un numero di Stati europei superiore ai quindici dell’Unione, osserva Mirabelli.