rassegna stampa" "
I “venti di guerra” monopolizzano ancora l’attenzione dei principali quotidiani internazionali, nei giorni in cui anche la diplomazia vaticana intensifica gli sforzi per scongiurare un eventuale intervento armato in Iraq. La “vecchia Europa” di fronte alla “nuova America”. E’ la formula usata da Le Monde (11/2) per indicare la contrapposizione tra l’asse franco-tedesco, contrario ad un eventuale conflitto armato, e la posizione degli Stati Uniti, che sembra sempre più impaziente di aprire il fronte iracheno. Il piano franco-tedesco, spiega il quotidiano francese, “ha un aspetto tattico. Jacques Chirac e Gerard Schroeder non si accontentano di opporsi agli ardori bellici di George W.Bush e del suo entourage. Fanno delle proposte concrete per ottenere lo scopo ufficialmente condiviso da tutti: il disarmo dell’Iraq (…) denunciato a Washington come una manovra di rallentamento, il piano franco-tedesco mira in effetti ad allontanare l’ora della guerra. Meglio, ad impedire che suoni”. “Vecchia Europa o vecchia America?”, si chiede invece l’ Herald Tribune del 12/2. L’aggettivo “vecchia” per l’Europa di oggi, secondo Graham E.Fuller è improprio, visto che l’Unione europea è “il primo esperimento della storia” di un “impero” costruito “sul consenso e sul comune desiderio piuttosto che sul potere e sulla conquista”. La qualifica di “vecchia” non calza neanche per l’America, gli Stati Uniti spiega, infatti, l’autore dell’articolo oggi vedono se stessi come il “poliziotto” del mondo, ma “la pace americana”, proprio perché fondata “sul monopolio del potere anziché sul consenso”, non è che un “vecchio ordine”. “Francofobia”: questo il termine scelto, sempre da Le Monde (12/2), per sintetizzare l’atteggiamento in cui, secondo il quotidiano francese, gli americani guardano attualmente alla Francia, e in particolare alla sua netta opposizione ad un eventuale conflitto armato in Iraq. “Noi francesi si legge nell’editoriale a proposito di un recente articolo pubblicato dal Washington Post siamo profondamente vigliacchi, ‘monacali’ nell’anima, singolarmente venali, discretamente antisemiti e, ovviamente, antiamericani con accanimento. Dimenticavamo: anche ‘vecchi’ (…). E tutto ciò per quale crimine? Parigi non osa aderire alla politica irachena dell’amministrazione Bush”. Al contrario, per Le Monde, almeno “due degli elementi-chiave della posizione di Parigi meritano di essere dibattuti: 1.L’Iraq non presenta un pericolo tale da meritare una guerra; 2. Una guerra contro un paese arabo è esattamente quello che si augura Osama Bin Laden”. L’imminenza di un eventuale conflitto in Iraq e le ripercussioni sugli alleati occidentali sono al centro dei commenti anche della stampa tedesca. “ L’America non ha fornito una motivazione convincente per la guerra, né a livello politico, né a livello di diritto internazionale“, scrive Stefan Kornelius sulla Süddeutsche Zeitung dell’8/2 . “ La politica rimane priva di contenuti, contradditoria. Questa carenza spiega la resistenza internazionale all’impresa in Iraq, da essa nasce la tensione nell’Alleanza, la forza distruttrice delle alleanze tradizionali, il cui orizzonte di politica della sicurezza non lascia spazio alla prevenzione militare“. Su Die Welt, Dietrich Alexander commenta: “ L’amministrazione Usa desidera una seconda risoluzione sull’Iraq, ma solo se contiene una legittimazione ad un attacco militare. Ma per questo non vi è una maggioranza nel Consiglio di sicurezza e quindi non ci sarà una risoluzione. L’Onu diventa un semplice spettatore“. Circa la proposta franco-tedesca di rafforzare l’azione degli ispettori con un contingente Onu, sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) del 10/2, si legge: “ Le ispezioni robuste meritano più di una considerazione. Ma non è serio il modo in cui vengano ora tirate fuori dal cilindro come “idea”. E rivela il panico. Anche questo è il risultato della determinazione del cancelliere e di una strategia elettorale con conseguenze rovinose“. Dalla Spagna, Juan Manuel de Prada ricorda l’immoralità di una guerra anche se preventiva, ABC ( 10/2): “ La dottrina cattolica, ispirata dal diritto della persona, considera moralmente lecito solo l’uso della forza militare per respingere un’aggressione, mai per prevenirla. Inoltre, stabilisce dei requisiti molto stretti che delimitano il concetto di legittima difesa, tra cui il fatto che l’uso delle arme non porti mali e disordini più gravi del male che si pretende eliminare“.