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“Una Charta per l’Europa”: questo il titolo dell’ultimo “Nuntium”, rivista quadrimestrale della Pontificia Università Lateranense. Sono raccolti, come nel precedente numero, contributi di rappresentanti delle Chiese europee, della Commissione e del Parlamento europeo, delle parti sociali, del Centro europeo per le risorse umane. Proponiamo di seguito stralci di tre interventi. Costruttori della nuova Europa dello spirito. La forma dell’Europa del futuro non può dipendere dalla decisione di un gruppo che si riservi il monopolio dell’europeicità… La testimonianza di una vita ispirata al radicalismo evangelico costituisce un elemento essenziale nella formazione del volto spirituale dell’Europa del futuro… Nel cuore di una cultura pluralistica, nella quale sembra dominare il modello della torre di Babele, dobbiamo presentare il modello dell’unità del Cenacolo… Il fondamento dell’unità europea non può essere la fede in una magica forza delle istituzioni. Tale fondamento va cercato in una comunità spirituale radicata nei valori del Vangelo. Il diritto e l’economia, nonostante i loro indubbi meriti, non sono in grado di produrre quegli effetti che dipendono dal sangue dei martiri e dalla vita coerente col Vangelo. Non si possono adoperare le pietre di Berlino per costruire una torre di Babele rimodernata, alla quale mancassero i fondamenti assiologici che sono l’essenza della tradizione europea. (Jósef Miroslav Zycinski, arcivescovo di Lublino, Polonia) Un tentativo ingiusto. Il tentativo di marginalizzare le Chiese e le confessioni religiose, portatrici storiche dell’identità dell’Europa, riducendone il rilievo nell’ordinamento comunitario e confinandole nell’indistinto delle realtà private, appare ingiusto verso il passato e il presente dell’Europa e autolesionista rispetto al suo futuro… L’Europa unita ha bisogno dell’apporto coesivo che le deriva dai valori, dalle prassi, dalle esperienze comunitarie, dalla creatività culturale, dalla passione caritativa e assistenziale, dalla tensione al trascendente, che le Chiese e le confessioni religiose annunciano, propongono, educano, sostengono… Se si vuol evitare che sotto larvate forme l’allargamento si traduca in una sorta di annessione, con conseguente omologazione dell’Europa centro-orientale a quella occidentale, occorre assicurare effettiva accoglienza alle identità proprie dei Paesi che si affacciano all’Unione… Così si potrà aiutare popoli e culture che soltanto da poco più di un decennio hanno riconquistato libertà politica e fierezza della propria identità a riconoscere nell’Europa unita il termine della loro vocazione dentro e al servizio di una identità ‘sinfonica’. (Attilio Nicora, vescovo emerito di Verona, già vicepresidente del Comece, presidente dell’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, Italia) Le attese della Commissione europea. La Convenzione ha l’obbligo morale di avere successo. Essa non può permettersi un fallimento, a pena di infliggere un grave colpo alla credibilità dell’Unione Europea… La Commissione (europea) confida che la Convenzione possa elaborare un ambizioso testo fondatore dell’Unione Europea o meglio un testo rifondatore, tenuto conto che i trattati esistenti costituiscono già un valido punto di riferimento, ma devono essere semplificati, migliorati e completati… La Commissione confida in un dibattito ampio e aperto, in cui tutti i cittadini e i responsabili politici degli Stati membri possano riconoscersi… La Commissione auspica che le proposte vengano tradotte in un testo di natura costituzionale che affermi i principi e le missioni essenziali dell’Unione, definisca un’organizzazione istituzionale e riconosca i diritti di partecipazione e di libertà dei cittadini… Un simile testo dovrebbe essere in grado di coniugare le esigenze dell’efficacia con quelle della legittimità, binomio inscindibile di tutte le nostre democrazie… Questo sarà uno degli indici più chiari del successo (o del fallimento) della Convenzione come strumento costituzionale per il futuro dell’Unione Europea. (António Vitorino, membro della Commissione europea, rappresentante della Commissione europea alla Convenzione, Portogallo)