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Spazi di libertà e legalità” “” “

Il punto di partenza per la definizione della nuova politica” ” comunitaria non sembra essere il ” “riconoscimento del diritto delle persone ad immigrare” “” “

Durante queste prime settimane del 2003 uno dei temi al centro dei lavori delle istituzioni europee riguarda l’immigrazione e il diritto d’asilo. Il punto di partenza per la definizione della nuova politica comunitaria non sembra essere il chiaro riconoscimento del diritto delle persone ad immigrare. Nella seduta del 12 febbraio il Parlamento europeo ha, inoltre, approvato una Relazione sulla proposta della Commissione in vista dell’adozione di una “Direttiva del Consiglio relativa alle condizioni d’ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo”. Asilo e immigrazione. Tra le priorità del Consiglio dell’Unione europea per il 2003 un ruolo determinante viene riservato all’azione di “attuazione rapida e completa delle decisioni prese dal Consiglio europeo di Siviglia (21-22 giugno 2002) nei settori dell’asilo e dell’immigrazione e del controllo delle frontiere esterne quali parte del processo volto a creare uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia”. In questo contesto, il programma operativo individua alcune linee d’azione, tra cui: l’attuazione delle misure del piano globale per la lotta all’immigrazione clandestina; la definizione delle politiche comuni in materia di espulsione e di rimpatrio; la lotta contro la tratta degli esseri umani e il sostegno alle vittime; lo sviluppo di politiche d’integrazione per gli immigrati che soggiornano legalmente. Un altro capitolo sottolinea l’importanza di politiche idonee ad affrontare l’immigrazione clandestina alla fonte. La Direttiva europea sull’accoglienza dei richiedenti asilo. Secondo la Direttiva 2003/9/Ce del 27 gennaio “ Norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri“, si stabilisce, tra l’altro, che “gli Stati membri debbano informare i richiedenti asilo, entro un termine ragionevole non superiore a quindici giorni dopo la presentazione della domanda d’asilo all’autorità competente, “almeno su qualsiasi beneficio riconosciuto e sugli obblighi loro spettanti in riferimento alle condizioni di accoglienza”. Entro tre giorni, invece, deve essere rilasciato un documento nominativo che certifichi lo status di richiedente asilo o che attesti che il richiedente è autorizzato a soggiornare nel territorio dello Stato membro nel periodo in cui la domanda è pendente o in esame. Le decisioni del Parlamento europeo in materia di immigrazione e di asilo. Seguendo un ordine legato all’importanza dei testi licenziati dall’Assemblea, tra gennaio e febbraio, è opportuno sottolineare come la Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea per il 2001 contenga, tra l’altro, un capitolo dedicato al Diritto d’asilo e protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione, in cui vengono esortati gli Stati membri a perseguire scelte politiche volte a tenere in considerazione alcuni aspetti principali, tra cui: l’integrazione dei cittadini di paesi terzi, basata sul principio di antidiscriminazione; la garanzia che nessuno sia estradato in paesi in cui rischia di essere condannato a morte per i suoi crimini o di subire torture o maltrattamenti. Tra le considerazioni generali svolte, c’è il compiacimento per la rapida adozione da parte del Consiglio di un piano globale volto a combattere l’immigrazione clandestina e di un piano sulla gestione delle frontiere esterne nonché della conclusione di un accordo sul regolamento che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata da un cittadino di un paese terzo (Dublino II). Al contempo, viene però deplorato il fatto che i predetti piani non abbiano formato parte di un programma legislativo e strategico globale. In materia di asilo la soddisfazione espressa dai deputati riguarda l’adozione del regolamento di Dublino II e l’introduzione dal 15 gennaio scorso del sistema urodac di raccolta e comparazione delle impronte digitali dei richiedenti asilo. In materia di rimpatrio e riammissione il Parlamento ricorda che la lotta all’immigrazione illegale, alle reti di trafficanti e a tutti i crimini connessi devono restare una priorità dell’Unione.