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Il problema delle "radici cristiane" dell’Europa” “coinvolge anche ruolo e compiti della scuola” “” “
Il problema delle “radici cristiane” dell’Europa coinvolge anche ruolo e compiti della scuola. La “dimenticanza”, nella bozza di Costituzione dell’Unione europea, del riferimento a Dio e all’elemento religioso la dice lunga sul rischio che corre la generazione attuale di perdere contatto con un patrimonio ricco e fecondo di cultura, che pure ha bisogno di misurarsi con le trasformazioni del presente. In altre parole, la “dimenticanza” può essere sintomo di una disattenzione crescente o di un’attenzione sbagliata ai temi religiosi, spesso considerati “a parte”, quasi estranei alla complessità del contesto contemporaneo. Ed ancora, potrebbe essere sintomo di un’insufficiente rielaborazione del contributo offerto dal pensiero e dalla testimonianza delle Chiese all’orizzonte europeo. Rielaborazione per la quale la scuola gioca una parte fondamentale.
La società contemporanea si trova a dover fronteggiare, da una parte, gli esiti di un lungo processo di secolarizzazione, tra i quali vi è anche la presa di distanza dalle proprie radici, non solo religiose. Radici relativizzate, stemperate in una cultura generalizzante all’interno della quale le differenze e le identità sfumano e si mescolano nella dimensione “piatta” del presente. Dall’altra parte, in questo magma in cui diversi universi simbolici, anche potenzialmente conflittuali, si devitalizzano, ecco le rivendicazioni fondamentaliste, marcate, minoritarie ma potenzialmente esplosive, vitalizzate tra l’altro dall’energia delle nuove migrazioni.
E’ come se la dimensione multiculturale che caratterizza la nostra società rischiasse di vanificarsi in una mescolanza in cui eventuali valori e orizzonti comuni si perdono perché tutto è scolorito o, diversamente, in una prospettiva di predominio di una parte sul tutto. La scuola ha le potenzialità per funzionare da antidoto a questi due scenari. E’ infatti il luogo della trasmissione delle conoscenze, della rielaborazione, dell’approfondimento e del confronto. In prospettiva europea, pensare i contenuti di un’educazione scolastica adeguata al compito è assolutamente indispensabile. E in questo processo di cambiamento, peraltro avvertito e in corso, ecco allora la necessità che la scuola affronti in maniera sistematica e senza sconti la questione delle radici culturali, anche religiose, dei popoli dell’Europa di ieri e di oggi. Di fatto, in Europa, è in rapida evoluzione il rapporto tra scuola e religione.
Da più parti emerge, ad esempio, proprio la preoccupazione di un’inculturazione adeguata circa i principi e i valori religiosi, con esigenze ben diverse da quelle dell’appartenenza confessionale. In sostanza, la necessità di un approccio “laico” al fatto religioso, cui si affianchi anche un esame comparativo tra le diverse religioni presenti nell’orizzonte europeo. Interessante, in proposito, il caso della Francia, da sempre “ostile” ad un insegnamento scolastico della religione e che recentemente ha riflettuto sulla necessità di promuovere una conoscenza “laica” del fatto religioso. Così pure si pensi all’Italia dove la lunga stagione di dibattiti e discussioni che ha accompagnato e seguito il processo di revisione concordataria – nel quale parte decisiva aveva la ridefinizione dell’insegnamento della religione – ha visto fiorire una riflessione importante sulla necessità di un approccio laico e aconfessionale al fatto religioso a scuola, sostenuto da validi motivi pedagogici e culturali. Questi due esempi dovrebbero guidare e illuminare l’attuale dibattito, sottolineando l’importanza di trasmette alle nuove generazioni “le radici culturali e cristiane” dell’Europa.
Sir