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"Mai gli uni contro gli altri"” “

Si susseguono gli appelli alla pace ” “e per evitare la guerra contro l’Iraq” “

“Mai potremo essere felici gli uni contro gli altri; mai il futuro dell’umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra”. Il grido del Papa, domenica 23 febbraio, continua a risuonare anche nei numerosi appelli alla pace che si levano in questi giorni da varie parti e da diverse confessioni. Scozia All’appello del Papa per la pace in Iraq si aggiungono anche i vescovi scozzesi, che la prossima settimana (3-8 marzo) saranno a Roma per la visita ad limina. “Andremo a Roma in un momento di grande incertezza internazionale e inquietudine – afferma mons. Keith O’Brien, arcivescovo di St.Andrews e Edinburgo e presidente della Conferenza episcopale scozzese. Insieme agli appartenenti ad altre denominazioni e fedi manifestiamo la nostra ansietà sulla situazione che minaccia la pace in Iraq. Ci uniamo alla chiamata del Consiglio interreligioso scozzese ai membri delle nostre diverse tradizioni religiose per pregare fervidamente per la pace in tutto il mondo”. Come Conferenza episcopale “siamo chiamati a pregare per la pace e a una maggiore osservanza del comandamento della nostra fede cristiana di amare il nostro prossimo come noi stessi”. I vescovi ringraziano, infine, Giovanni Paolo II per i suoi venticinque anni di servizio alla Chiesa e si congratulano in anticipo con lui per questa ricorrenza che verrà celebrata in tutto il mondo il 16 ottobre 2003. Croazia Se ci sarà la guerra, i rapporti tra cristiani e musulmani “si deterioreranno” e “diventeranno ancora più tesi”. Parola del presidente della comunità islamica croata, il muftì Sevko Omerbasic, che si esprime in questi termini sulla crisi Usa-Iraq, in un’intervista al quotidiano croato “Vjesnik” rilanciata dall’agenzia cattolica “Ika”. “In una prospettiva religiosa”, secondo il muftì, “cristiani e musulmani comprendono di essere completamente privi di aiuto nell’influenzare le politiche correnti, che sono dirette da altre strutture”. Riguardo alla posizione vaticana sulla crisi irachena, Omerbasic fa notare che “il Papa è sempre stato fra i principali campioni della pace e richiama l’attenzione sulle più gravi conseguenze potenziali della guerra”, tra cui il “reale pericolo che le relazioni tra il mondo islamico e l’Occidente degenerino”. A proposito dell’atteggiamento della Croazia sui “venti di guerra”, Omerbasic non considera “poco amichevole nei confronti del mondo arabo e islamico” l’appoggio agli Stati Uniti, che “è uno degli obblighi che il governo croato ha preso come parte della comunità internazionale”. Ma “l’Iraq e il suo disarmo – precisa subito dopo il muftì – sono problemi delle Nazioni Unite, e questo va considerato, indipendentemente da ciò che pensiamo sulle intenzioni americane in merito alla guerra all’Iraq”. Francia Una delegazione di 200 francesi è rientrata lo scorso 23 febbraio dalla Terra Santa. Tra i partecipanti, guidati da mons. Jean-Luc Brunin, vescovo ausiliare di Lille, anche un teologo musulmano, un rabbino, e una donna pastore. “Ebrei, musulmani e cristiani – ha detto mons. Brunin – abbiamo camminato sulla terra dove vissero uomini e donne ai quali Dio si è rivelato per fare un’alleanza con loro. Il nostro cammino religioso vuole contribuire a ridare a questi luoghi il loro carattere di santità”. “Torniamo – ha aggiunto il vescovo – con il desiderio di servire l’unità della famiglia umana forti dell’incontro con tutti quegli israeliani e palestinesi che credono alla pace e si danno da fare per servirla nella promozione della giustizia e del dialogo”.