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Chiese cristiane d’Europa: "un contributo alto ” “alla costruzione dell’edificio comune"” “
Continua il dibattito sul mancato riferimento alla religione cristiana nel processo di elaborazione della Costituzione europea. Nella riunione dei giorni scorsi della Convenzione a Bruxelles, Giscard d’Estaing, presidente della Convenzione europea, ha presentato i suoi emendamenti sulla questione delle religione. Abbiamo raccolto alcuni commenti in proposito. “La laicità non sia la religione europea”. Un invito a “non fare della laicità la religione europea” viene dall’arcivescovo José da Cruz Policarpo, Patriarca di Lisbona: “C’è la tendenza a fare della laicità il principio che fa la sintesi della cultura europea. E dunque rimandare il religioso ad una sfera privata che non si vuole come espressione pubblica. Inoltre si rifiuta di identificare una cultura europea con una identità europea. Oggi la tesi è che in Europa ci sono diverse culture ma non c’è una cultura europea. Questi sono sbagli di prospettiva, perché non si stanno chiedendo privilegi per proteggere le religioni in Europa, ma il riconoscimento oggettivo di una matrice di ispirazione cristiana per la maggior parte della cultura europea. Non riconoscerlo è uno sbaglio grande: se l’Europa non difende la sua identità da un punto di vista culturale sarà perduta davanti a culture così definite e marcate da altri fenomeni religiosi”. “E’ stato fatto l’essenziale”. Secondo Noël Treanor, segretario generale della Comece “l’articolo 2 deve essere la base dei valori sui quali l’Unione è costruita e dovrebbe agire anche come base sanzionatoria nei confronti di eventuali Paesi membri che non rispettino la totalità dell’articolo”: “Proponiamo che nel Preambolo ci sia un riferimento al patrimonio religioso. Secondo me è stato fatto l’essenziale per ciò che riguarda il religioso in senso stretto nell’insieme di disposizioni giuridiche e legislative”. “Ricordare chi siamo”. “Riconoscere le radici cristiane significa ricordare chi siamo e da dove veniamo, senza alcun pregiudizio per le decisioni democratiche da assumere”. È quanto scrive mons. Giuseppe Merisi, vescovo ausiliare di Milano e rappresentante Cei nella Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea). Il vescovo, ricordando “le tre disposizioni normative” che le confessioni cristiane hanno chiesto di inserire nella Costituzione (SirEuropa n.15 pag.15), suggerisce, da un lato, “di far sentire nelle comunità cristiane e nella società civile, l’importanza di questi riferimenti e di questi contenuti. Non si tratta né di imporre o impedire qualche cosa a qualcuno, né di disconoscere il ruolo e l’apporto di altre radici religiose o culturali alla costruzione dell’Europa, né di rinnegare la giusta laicità dell’ordinamento della convivenza civile. Si tratta, invece, di offrire un contributo, alto e importante, alla costruzione dell’edificio comune, rispettando il contributo di tutte le altre persone di buona volontà, in un contesto di dialogo e ascolto vicendevole”. Dall’altro lato, continua l’ausiliare di Milano, “credo che le persone attente all’orientamento della Chiesa impegnate nel dibattito politico o che hanno qualche ruolo in Europa, debbano individuare il modo migliore per convincere i colleghi e le diverse parti politiche sull’opportunità di recepire nel Trattato le sollecitazioni della cultura cristiana”.