africa-europa" "
Il documento finale dell’incontro di quaranta vescovi ” “africani ed europei a Lisbona” “” “
Meccanismi “trasparenti e partecipativi” nelle procedure di remissione del debito estero, migliore accesso ai farmaci per la cura dell’Aids, restrizioni all’esportazione di armi dall’Europa all’Africa e allo sfruttamento di diamanti e petrolio, maggiore dialogo tra le Chiese dei due continenti e riconoscimento della libertà religiosa: sono alcune delle raccomandazioni contenute nel documento finale dell’incontro su “Africa ed Unione europea. Partners nella solidarietà. Il contributo delle Chiese”, organizzato da Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea), Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) e Conferenza episcopale portoghese e che ha visto riuniti il 27 e 28 febbraio a Lisbona una quarantina di vescovi africani ed europei. Eccone una sintesi. Le basi di una nuova collaborazione. Il congresso aveva lo scopo di “mettere le basi per una nuova collaborazione fondata sulla giustizia e sul rispetto della dignità umana e della dignità dei popoli e delle culture dei due continenti, accomunati da legami storici, politici ed economici”. In questo senso le Chiese dei due continenti esprimono nel loro documento il loro sostegno al Nepad, il patto per l’Africa elaborato dagli stessi africani, ed elencano una serie di raccomandazioni all’Unione africana e all’Unione europea. Tra queste, la richiesta alle due istituzioni di “includere il dibattito sui valori culturali, spirituali e religiosi, che formano parte dell’identità dei popoli dei due continenti, all’interno del dibattito politico ed economico” ma anche di riconoscere “la libertà religiosa e culturale” di ogni persona e comunità. Debito, armi, farmaci, risorse. I vescovi africani ed europei chiedono, in particolare, all’Unione europea e all’Unione africana, “meccanismi trasparenti e partecipativi” nei processi di remissione del debito, ma anche di “considerare l’impatto dello sfruttamento di risorse naturali, come diamanti e petrolio, sui conflitti africani, e di applicare regole più restrittive sull’esportazioni di armi dall’Europa all’Africa”. “L’Unione europea – si legge nel documento – dovrebbe sostenere gli sforzi internazionali all’interno del Wto per migliorare l’accesso ai farmaci per tutte le malattie, specialmente per la cura dell’Aids”, mentre l’Unione africana e i responsabili dei Paesi membri dovrebbero aumentare “le risorse destinate alla sanità in generale e ai programmi e attività contro l’Aids”. Gli scambi tra le Chiese. Il capitolo finale del documento è dedicato ai rapporti tra Comece e Sceam, suggerendo di “stabilire un metodo per scambiare informazioni sulle situazioni di conflitto” in modo da contribuire alle azioni politiche delle istituzioni europee ed africane. Comece e Secam “dovrebbero rinnovare il loro impegno e la loro opzione preferenziale per i poveri promuovendo una effettiva ed equa cancellazione del debito” diffondendo “informazione adeguata, valutando tutto ciò alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa e contribuendo ai processi politici attraverso le strutture dell’Unione europea, dell’Unione africana e del Nepad”. “La Chiesa in Africa ed Europa aggiungono dovrebbe usare le sue prerogative organizzative e spirituali per aiutare a rimuovere le incomprensioni culturali riguardo alla salute e alla diffusione del virus Hiv/Aids, per sviluppare uno spirito di compassione e di non stigmatizzazione, per sottolineare la dignità della vita e scoraggiare l’aborto come mezzo di pianificazione familiare”. La Chiesa, ricordano, “in quanto punto d’incontro tra le culture, dovrebbe promuovere spazi di multiculturalità attraverso le sue istituzioni educative”, intraprendere progetti di sviluppo e sanitari anche “con comunità di altre religioni” e “fare propria la causa degli immigrati e dei rifugiati”.