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Quotidiani e periodici” “

Alla vigilia della Giornata di preghiera e di digiuno per la pace, indetta dal Papa per scongiurare i “venti di guerra” in Iraq, i principali quotidiani internazionali si interrogano su come è “cambiata” la posizione americana, dopo le assicurazioni venute da Baghdad sull’inizio di uno smantellamento degli armamenti nucleari presenti nel Paese. “Iraq: colpi duri per George Bush”, è il titolo di apertura di Le Monde (4/3), secondo cui il presidente americano “registra seri rovesci nella preparazione della guerra”. “Il voto del Parlamento turco, che ha rifiutato agli Stati Uniti l’accesso delle basi a partire delle quali essi prevedevano di penetrare in Iraq attraverso il Nord – scrive Patrick Jarreau sul quotidiano francese – è un serio rovescio per George Bush”. Washington, tuttavia, “non ha reagito ufficialmente”, almeno finora, “al rifiuto della risoluzione presentata dal governo islamico di Abdullah Gul, che si è scontrato l’opposizione di una parte dei deputati della propria formazione”. Continuano, intanto, le manifestazioni contro la guerra: “Diverse centinaia di migliaia di manifestanti – fa notare il quotidiano francese – sono scesi nelle strade nel corso del week-end per protestare contro la guerra (…). A Karachi, rispondendo all’appello di numerosi partiti islamici, centinaia di milioni di persone hanno partecipato alla più importanti manifestazione che abbia avito luogo in un paese contro la guerra”. Anche sui quotidiani americani appaiono dissensi sulla guerra come “unica via”. “Anche se la guerra in Iraq sembra sempre più inevitabile – osserva Eric Pierre sull’ Herald Tribune (5/3) – è ancora più chiaro che i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza avrebbero dovuto fare pressioni per ispezioni sugli armamenti più coercitive”. A ipotizzare l’esistenza di un “piano B” di Washington, dopo il rifiuto dell’appoggio turco e le operazioni di disarmo messe in atto in Iraq, è La Croix (4/3), che nell’edizione del giorno precedente (3/3) torna ad interrogarsi sulle “ragioni” della guerra di Bush. Il rifiuto della Turchia, osserva Bruno Frappat nell’editoriale, “fa infuriare il Pentagono” e la contemporanea distruzione dei missili da parte di Saddam Hussein rinforza la posizione di “tutti coloro che, come la Francia, giudicano le ispezioni efficaci”. Perché, allora, “l’America di Bush tiene alla guerra? (…) Solo una esigenza viene posta dalla coscienza universale alla coscienza americana: quale sarebbe la verità della vostra guerra? Se volete che sia condivisa, almeno acconsentite a dirla”. I commenti della stampa tedesca continuano a concentrarsi, sulla situazione internazionale. Sulla crisi irachena, Dieter Ostermann commenta sulla Frankfurter Rundschau del 3/3: “ Il governo Bush ha dato all’Onu due settimane di tempo per legittimare la guerra contro l’Iraq o per diventare irrilevante. Ora Washington è intenta a completare lo smantellamento dell’Onu anche prima del termine. Il tentativo senza precedenti quanto a mancanza di scrupoli dei giorni scorsi, di acquistare ed estorcere i voti del consiglio, non è solo espressione dell’isolamento americano ma anche dello scarso valore attribuito da questo governo alla più alta assemblea della comunità mondiale“. “ Nella prossima settimana, il Consiglio di sicurezza dell’Onu voterà sulla seconda risoluzione presentata da Usa, Gran Bretagna e Spagna, che equivale ad una autorizzazione della guerra“, annota la Süddeutsche Zeitung del 5/3. “ Il risultato della votazione è ancora aperto. […] Ma il peggio è che si potrebbe arrivare a quest’ultimo confronto senza che almeno una delle due parti si impegni a diminuire la tensione o a comunicare. La mancanza di comunicazione alla vigilia della delibera Onu dimostra un fatalismo deprimente“. “ Guerra di nervi nel consiglio di sicurezza: mentre a Baghdad Saddam Hussein gioca a guadagnare tempo, Washington vuole vincolare finalmente l’Onu alla guerra contro l’Iraq: l'”asse europeo della pace” si oppone”, scrive il settimanale Der Spiegel del 1/3.