Delitti del comunismo: una giornata per ricordare” “
Un progetto “Memento Gulag” per dedicare una giornata alla memoria delle vittime dei gulag sovietici. L’iniziativa è dei “Comitati per le libertà”, nati nel 1997 a Milano attorno a un gruppo di intellettuali di vari orientamenti politico-filosofici. Presidente Generale dell’associazione è l’intellettuale russo Vladimir Bukovskij, il leader del dissenso antisovietico durante gli anni della dittatura comunista. Presidente del Comitato esecutivo è attualmente Dario Antiseri, principale esponente italiano della scuola di filosofia politica liberale che si rifà a Popper e von Hayek. Il progetto in Italia è già operativo: sono due le proposte di legge presentate in Parlamento. Come data simbolo si suggerisce il 9 novembre, in ricordo della caduta del muro di Berlino, oppure il 13 aprile, nella ricorrenza della scoperta delle fosse di Katyn (13 aprile 1943) dove un’intera generazione di ufficiali polacchi – circa 22mila – furono assassinati per ordine dei sovietici. Oppure infine il 7 novembre, giorno della vittoria comunista in Russia. Il dovere della memoria. “È sempre difficile spiegare alla gente dell’Occidente cosa è stato il gulag e perché è importante” – racconta Vladimir Bukovskij. “Le giovani generazioni non sanno, vivono in un mondo disposto a dimenticare i crimini”. “La storia e la memoria vanno di pari passo” – spiega Stèphane Courtois, autore del “Libro nero del comunismo” – bisogna intensificare il lavoro di conoscenza storica per fornire un volume enorme, incontestabile, di dati sui delitti del comunismo. Non c’è Europa senza questo giusto lavoro di memoria, doloroso ma necessario soprattutto per i Paesi dell’est”. Per Victor Zaslawski, docente all’università Luiss di Roma, “ormai è superata la disparità soggettiva sulla conoscenza, c’è un grande accesso alle fonti documentarie, un clima favorevole ad analisi multidisciplinari”. Negli anni dei gulag “la gente preferiva rimuovere l’esperienza per tornare ad una vita normale”. “Pur non essendo fiducioso verso la ritualità degli anniversari sono convinto che non si possa tacere, che nessuna omertà è possibile di fronte ai crimini dei totalitarismi” – spiega lo scrittore italiano Erri De Luca. “Ci sono due modi per sostenere la memoria: il rancore e la pietà. Il rancore è terreno inerte, arido. La pietà smette di puntare il dito contro, abbraccia i lutti e forma la famiglia umana. La memoria non può non essere sostenuta dalla riconciliazione e dalla fraternità”. Storie. Liberato nel 1989 dopo aver scontato 28 anni di carcere, Pjetër Arbnori – ora presidente dei deportati nei gulag albanesi è uno dei primi attivisti del movimento democratico in Albania e uno dei protagonisti della prima manifestazione anticomunista a Scutari il 14 gennaio 1990 che mirava a rovesciare la statua di Stalin. Negli anni ’90 è stato presidente del Parlamento albanese. Dice: “In carcere ho vissuto una tortura fisica e psicologica umiliante e indegna per un essere umano. Ti strappano la cinta dalla vita, ti spogliano con violenza. Ti umiliano fin nell’intimità”. Anche Valerj Bujval (Bielorussia) racconta di aver avuto 12 familiari uccisi dalla “repressione comunista”. “Gli ufficiali del Kgb – racconta – hanno ucciso la nostra gente, i migliori intellettuali, solo 6 scrittori su 104 sono sopravvissuti”. Ante Zemljar, poeta e presidente dei deportati nel gulag jugoslavo di Goli Otok, racconta la sua storia “di partigiano che ha visto l’occupazione e il carcere duro e di poeta che pubblicava libri senza poterli firmare”. Infine lancia un appello a “scoprire i documenti nascosti negli archivi ufficiali dell’esercito nella seconda guerra mondiale in Istria”.