I laici cristiani e il futuro dell’Europa” “

Dal 7 al 9 marzo si sono riuniti a Cracovia (Polonia) i rappresentanti di laici cristiani provenienti da tutta Europa per dibattere sul tema “Superare la crisi, riuscire nell’allargamento”. Nell’incontro, promosso su iniziativa del Comitato per le Settimane sociali di Francia e di quello dei cattolici tedeschi (Zdk) con la collaborazione del gruppo editoriale polacco Znak, è stato approvato un documento sul futuro dell’Europa. “L’allargamento dell’Unione Europea è un atto storico di riconciliazione e di riunificazione dei popoli europei – si legge nel testo – e il doppio processo di approfondimento politico e di allargamento geografico deve essere portato a termine con successo. Il sogno dei padri fondatori, l’unione dell’Europa nella pace e nella libertà può ora diventare realtà”. Per questo motivo, prosegue il documento, “prendiamo posizione a favore di una Costituzione democratica che si inscriva in una prospettiva federale. Il rafforzamento dell’unità politica dell’Unione è una condizione essenziale della riuscita dell’allargamento. Come cristiani impegnati nella vita pubblica e futuri cittadini di una Unità Europea rinnovata ed allargata auspichiamo una Costituzione fondata su dei valori che impegnino tutti gli europei ed insistiamo con forza affinché nel Preambolo della Costituzione si riconoscano le radici religiose e culturali che hanno contribuito a costruire l’identità degli Europei”. “Constatiamo – riconosce il documento – che la Convenzione europea si sforza di raggiungere un consenso che superi gli interessi particolari dei singoli Governi e che cerca di prendere in considerazione le proposte fatte dalle Chiese e dalle organizzazione laiche cristiane. Sosteniamo allo stesso modo l’integrazione della Carta europea dei diritti fondamentali all’interno della Costituzione così che diventi un impegno di diritto”. La Dichiarazione termina con la richiesta di una “garanzia istituzionale dei diritti delle Chiese e delle comunità religiose, sull’esempio di quanto già accade all’interno dei singoli Paesi, in modo che non vengano ridotti o rivisti in seguito a politiche o decisioni adottate dall’Unione”.