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La scienza al posto dell’utopia?” “

La promessa di un progresso all’infinito, il rischio di un ” “pensiero totalizzante” “

Un’opportunità per discutere, “in maniera pacata e costruttiva”, della posizione della scienza di fronte alle biotecnologie: è stata offerta nei giorni scorsi dal dibattito “L’umanità di fronte alle promesse delle biotecnologie – Le scelte della scienza e della società tra speranze, utopie e rischi” che si è svolto nei giorni scorsi al Goethe Institut di Roma, con la partecipazione di Giuliano Amato, vicepresidente della Convenzione europea, il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, Edoardo Boncinelli, biologo molecolare, e lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger, che di recente ha espresso una posizione fortemente critica nei confronti della scienza anche in un libro di prossima uscita. Scienza, un pensiero “europeo” totalizzante?: La posizione di Hans Magnus Enzensberger è polemica nei confronti della scienza, in un momento come l’attuale, in cui “le scienze nuove, come la biologia, e quelle applicate, quali le biotecnologie, l’informatica, l’intelligenza artificiale sembrano aver preso il posto delle utopie” ormai crollate “che hanno lasciato un vuoto dove la moderna scienza applicata si è insinuata con la sua promessa di miracoli”. Diversamente dalle utopie politiche “le scienze moderne non hanno un progetto ben delineato”, ma “promettono comunque un progresso all’infinito, tanto che anche le istituzioni politiche sembrano andarvi dietro”. Quello con cui viene presentata oggi la scienza “è un pensiero totalizzante, uno slancio utopico che poi diventa totalizzante.” Proprio per questa loro euforia incondizionata le scienze nuove ed applicate sono oggetto della polemica dell’intellettuale tedesco che esorta a non “lasciarle sole”. Non sono mature, o per meglio dire “scettiche”, come le scienze più vecchie, “quali la fisica, che sa già quello che ha combinato”, sostiene lo scrittore riferendosi alla bomba atomica. Enzensberger lancia anche una provocazione: “perché le scienze applicate non fanno ricerche sulle malaria e tubercolosi, che hanno una maggiore incidenza, invece che sulle malattie rare?” La motivazione, a suo parere, è “economica”: la malaria “è una malattia da terzo mondo, i guadagni per i finanziatori sarebbero minimi”. Comunità scientifica e società civile in Europa: Secondo Giuliano Amato “va contrastata la sensazione corporativa presente nella comunità scientifica” per la quale “la scienza è di pertinenza degli scienziati, la scelta morale di tutti gli altri”, né va dimenticato che “ogni scelta di un essere umano è una scelta morale perché riguarda il suo rapporto con gli altri.”. Ci si deve opporre al “ricatto degli scienziati che minacciano di espatriare se non hanno a disposizione quello che chiedono, cioè cellule staminali per la ricerca”. Questo, sostiene Enzensberger a proposito di recenti casi in Germania ed in altri Pesi europei “è un ricatto al limite della legalità, politicamente inaccettabile”. Cellule staminali, embrioni, clonazione. “E’ lecito o no fare ricerche sugli embrioni?”: per il card. Karl Lehmann “è fondamentale quello che la ricerca degli ultimi anni ha dimostrato”, cioè che l’embrione “da molto presto partecipa al controllo del proprio sviluppo. E’ già un essere umano fin dall’inizio. Vi è la necessità di proteggerlo.” Intervenendo quindi in merito alla sperimentazione sugli embrioni a fini terapeutici Lehmann si chiede se per sconfiggere malattie debba essere pagato questo prezzo e se “in nome del progresso sia lecito uccidere tanti embrioni”. “Inammissibile” per tutti la clonazione.