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Per l’America latina l’Unione Europea è un "possibile modello"” “
Si è svolto nei giorni scorsi a Bogotà (Colombia) un incontro tra la presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) al fine di promuovere una più stretta collaborazione tra Chiese d’Europa e d’America latina (cfr. SirEuropa 17/2003). Ne abbiamo parlato con il segretario generale Ccee, mons . Aldo Giordano. Com’è la situazione in America Latina? “È emerso un quadro generalmente doloroso a livello sociale ed economico: in Argentina non si intravede ancora la via d’uscita alla crisi economica. La corruzione sembra troppo diffusa e non è pensabile a breve termine una nuova classe dirigente. Questa crisi ha avuto conseguenze pesanti anche in Uruguay. In Bolivia la cocaina è alla base di tensioni e conflitti tra il governo, che tenta di bloccarne la produzione e il commercio, i contadini, che vivono grazie alla produzione di coca, e i ‘cocaleros’, che la smerciano. In Venezuela la piaga è la crisi istituzionale: il governo eletto nel ’98 sta tentando un processo costituente sulla base di una rivoluzione democratica, pacifica e partecipativa, però armata”. Quali risposte dà la Chiesa? “La Chiesa gode di fiducia ed ha un ruolo riconosciuto di riconciliazione sociale. Abbiamo percepito che la Chiesa è l’unica realtà che riesce a essere un riferimento per le comunità locali e a portare speranza. I vescovi credono che la realtà della Chiesa come ‘casa e scuola di comunione’ è la risposta alle domande dei popoli: essa è l’ispirazione del piano pastorale del Celam per i prossimi anni: ‘Comunione e globalizzazione’ e sta diventando un tema centrale per la teologia”. Quali altri temi sono particolarmente dibattuti? “Uno è certamente quello delle vocazioni: da un lato vi sono parrocchie immense con un solo sacerdote, dall’altra vi sono diocesi, come ad esempio Medellin, con circa 400 studenti di teologia. Un altro tema è quello dell’evangelizzazione e del giusto rapporto tra cristianesimo e cultura locale. Si sta particolarmente lavorando sulla teologia india”. Com’è l’Europa vista da quella prospettiva? “C’è stato grande interesse nell’ascoltare la relazione sulle attività del Ccee. Data la grande diversità delle lingue, delle culture e delle storie dei Paesi del nostro continente qualcuno ci ha anche chiesto come sia possibile l’esistenza di un organismo come il Ccee. Suscita interesse il processo di unificazione europea che viene visto come un possibile modello. Ci hanno fatto molte domande sul ruolo della Chiesa in Europa, sulla sua credibilità e popolarità in un contesto a volte scristianizzato. C’è nei confronti dell’Europa una speciale gratitudine per aver portato all’America Latina il vangelo, la filosofia, la teologia, e oggi i nuovi movimenti ecclesiali…”. Nasceranno dei progetti di collaborazione? “Le Chiese dell’Europa e in particolare la Germania e l’Italia, già sostengono molti progetti in America Latina. Noi ci siamo soprattutto presi l’impegno di intensificare la comunicazione e la collaborazione pastorale nell’ambito delle vocazioni, migrazioni, nuovi fenomeni religiosi alternativi e l’aggiornamento sul processo dell’Unione europea. I vescovi del Celam ci hanno chiesto aiuti concreti per seminari e attività pastorali e hanno chiesto di lavorare per la formazione dei volontari che dall’Europa vanno in America Latina. I vescovi hanno anche sottolineato la necessità di lavorare insieme in favore dell’Africa e dell’Asia: questo è molto significativo”.