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Anche il dialogo in attesa” “” “

Iniziative e preghiere comuni: è la risposta di cristiani ” “e musulmani ” “alla crisi irachena ” “” “

L’impegno comune per la pace di cristiani e musulmani europei “smentisce coloro che vogliono presentare il conflitto in Iraq” come una guerra religiosa. A ribadirlo è il Comitato Islam in Europa – promosso da Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e Kek (Conferenza delle Chiese europee) – che ha concluso il suo mandato quinquennale in un incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Strasburgo dove si è parlato anche “delle implicazioni dell’attuale crisi irachena e delle conseguenze di una possibile guerra, così come del protrarsi del conflitto in Terra Santa”. A questo proposito il Comitato Islam in Europa ha rimarcato “l’attiva collaborazione di cristiani e musulmani in Europa e nel mondo per unirsi in dichiarazione comuni, condividere iniziative e preghiere per la pace”. Il Comitato Islam in Europa, istituito nel 1987, ha tra i suoi scopi la promozione dei contatti tra cristiani e musulmani e lo scambio di esperienze e informazioni sui diversi Paesi. Secondo dati 2002 vi sarebbero oggi circa 4 milioni di islamici in Francia, 3 milioni in Germania, 2 milioni in Gran Bretagna. In Italia vive circa mezzo milione di immigrati musulmani. Diverso il quadro dell’Europa dell’Est dove la presenza islamica è consolidata da secoli. Abbiamo chiesto ad alcuni membri del Comitato quali siano i riflessi della crisi sulle comunità islamiche presenti in Europa e a quale ruolo saranno chiamate le Chiese cristiane in caso di guerra. Amicizia e fiducia reciproca.“Da almeno una quarantina d’anni le Chiese cristiane in Gran Bretagna e in tutta l’Europa occidentale sono impegnate nella promozione e nello sviluppo delle relazioni con le comunità musulmane residenti nei diversi Stati; a livello di leadership, che è poi quello che orienta gli atteggiamenti quotidiani delle persone, rilevo un consolidato rapporto di amicizia e fiducia reciproca legato al fatto che questo impegno risale a ‘tempi non sospetti’. Le minoranze islamiche del nostro continente si sentono tuttavia oggi molto vulnerabili, e le Chiese sono certe che tale insicurezza aumenterà in caso di conflitto. Di qui l’impegno ad intensificare un dialogo che privilegi la valorizzazione delle diversità culturali e, al tempo stesso, dell’eguaglianza dei diritti. La via rimane sempre quella della promozione di valori umani e spirituali condivisi nel campo dell’etica e dei diritti, pur nella diversità delle credenze e tradizioni religiose. A favore della credibilità delle Chiese e delle organizzazioni cristiane gioca un ulteriore punto decisivo il fatto che esse siano sempre state e continuino ad essere in prima linea nel guidare la protesta contro la guerra”. (Philip Lewis, membro Kek per la Chiesa anglicana, docente al Dipartimento di “Studi per la pace” dell’Università di Bradford) Islam e jihad . “Nelle scorse settimane le organizzazioni musulmane in Europa si sono espresse contro la guerra, condannandola pubblicamente attraverso le loro riviste più diffuse nel continente quali “Le musulman” e “Islam”. Al tempo stesso hanno manifestato apprezzamento per l’impegno del Santo Padre e di tutte le Conferenze episcopali, oltre che delle Chiese protestanti, verso la guerra. La consapevolezza che i cristiani rigettino con fermezza la logica del conflitto costituisce un elemento positivo nelle relazioni reciproche. Nonostante ciò, se scoppiasse la guerra, i musulmani europei si sentirebbero solidali con il popolo iracheno ritenendo l’attacco militare la decima crociata contro l’islam. Nei giorni scorsi l’Università ‘El-Ahzar’ del Cairo, una delle più antiche ed autorevoli dell’Egitto, ha pubblicato un documento giuridico che legittima il jihad (guerra santa) in caso di attacco Usa in Iraq; ciò fa intravedere prospettive molto pericolose. Come accadde dopo l’11 settembre, i musulmani si sentono di nuovo minacciati e si stanno arroccando su posizioni difensive. Pur non condividendo l’operato di Saddam Hussein, che certamente non costituisce un modello per l’Islam, i musulmani europei, esprimendo solidarietà alla popolazione irachena, si sentono, in quanto musulmani, anch’essi nuovamente incolpevoli vittime. E’ importane che in una fase così complessa le Chiese continuino a parlare con una voce sola, ribadendo con energia il ‘no’ alla guerra. E’ questa posizione, infatti, la base comune su cui radicare il dialogo, quando la diplomazia sembra definitivamente sconfitta e riemerge il rischio di un conflitto fra civiltà, alimentato da qualche minoranza, numericamente poco rilevante, ma in grado di fare molto rumore”. (padre Hans Vöcking – esperto del Cce per il dialogo interreligioso)