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“Nulla di concreto”, solo piccoli “segnali” positivi vengono dal dibattito in corso sul riferimento alla religione cristiana nel processo di elaborazione della Costituzione europea. Felix Leinemann, esperto della Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione Europea) che segue le questioni giuridiche, spiega che “nelle ultime due riunioni della Convenzione 28 febbraio e 5 marzo sono emersi alcuni segnali positivi da parte di Valery Giscard d’Estaing, presidente della Convenzione europea, e di Giuliano Amato”: “Giscard ha detto che il rispetto dello statuto delle Chiese negli Stati membri andrebbe inserito nel trattato; che il riferimento al patrimonio religioso potrà essere fatto nella proposta per il Preambolo di cui si discuterà nel mese di maggio; che il Presidium vorrebbe mettere un riferimento al contributo delle Chiese nel titolo VI sulla ‘Vita democratica dell’Unione’ che sarà presentato a metà aprile. Manca però il riferimento a Dio, al trascendente, come era previsto nella formula polacca, e il riferimento alla libertà religiosa istituzionale”. Per Leinemann questi “sono solo segnali, non c’è nulla di concreto, ma speriamo bene”. “Cercando di essere realistici – afferma – mi sembra già un risultato abbastanza buono. Le Chiese potrebbero approfittare di questo margine di manovra non solo per fare nuove proposte, ma anche per sottolineare con più insistenza la dimensione spirituale della costruzione europea”. Tra i prossimi appuntamenti della Comece il 27 e 28 marzo a Bruxelles l’assemblea plenaria, a cui parteciperanno anche i rappresentanti del Consiglio delle Conferenze episcopali europee ( Ccee) che a Firenze dal 10 al 13 aprile terrà l’incontro dei portavoce e degli addetti stampa delle Conferenze episcopali.