” “Il primo compito” “” “

Dai vescovi europei un unico appello: ” “pregare e fare ” “penitenza per una soluzione pacifica della crisi” “” “

Nei giorni precedenti all’attacco si erano susseguiti gli appelli alla pace di tutte le Conferenze episcopali europee che avevano fatto proprio il monito del Papa di domenica 16 marzo. Ecco una rassegna. Italia: il messaggio della Presidenza Cei “Collaborare in maniera piena e immediata con la comunità internazionale, al fine di eliminare ogni motivo di intervento armato”. È quanto chiede “ai responsabili politici dell’Iraq, in questa ora grave”, la Presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei), “facendo eco alle parole del Santo Padre”, con un comunicato diffuso il 17 marzo. La Presidenza della Cei, si legge nella nota, “chiede parimenti a tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite di non ricorrere all’uso della forza finché non sia esaurita ogni possibilità di soluzione pacifica, secondo i principi della stessa Carta dell’Onu. Chiede inoltre al Governo italiano un rinnovato impegno in questa direzione. Domanda in particolare ai credenti, consapevoli che la pace è anzitutto dono di Dio, di insistere nella preghiera e nella penitenza per implorare questo dono, di inestimabile valore per il presente e per il futuro della famiglia umana”. Spagna, Inghilterra e Galles: l’appello dei vescovi Un appello perché vengano prese in considerazione “le tremende conseguenze che provocherà una operazione militare internazionale per le popolazioni dell’Iraq, per l’equilibrio di tutta la regione del Medio Oriente e per la stabilità mondiale” viene dalla Conferenza episcopale spagnola, in un appello diffuso il 18 marzo. I vescovi spagnoli chiedono che, in caso di conflitto, “vengano fatti tutti gli sforzi per evitare la perdita di vite umane” e “garantire la protezione dei più deboli”. “Pregare insieme: è questo il nostro primo compito”. E’ invece il monito lanciato dai vescovi di Inghilterra e Galles “in questo momento in cui la crisi irachena non sembra trovare una soluzione diplomatica e l’attacco militare sembra imminente”. In un messaggio diffuso il 18 marzo i presuli invitano a pregare “per tutti coloro che sono prigionieri dell’orrore della guerra, soprattutto per i civili innocenti iracheni, perché siano toccati dalla grazia di Dio”. Ma anche “per i nostri governanti perché riconoscano nella giustizia e nella riconciliazione il solo ed unico terreno per una vera pace duratura”. “Dobbiamo manifestare solidarietà – si legge ancora – a coloro che sono maggiormente colpiti dalle conseguenze dell’azione militare, siano essi i soldati delle Forze Armate e le loro famiglie o coloro che nella nostra nazione possono essere vittime di pregiudizi. Infine ricordiamo che in mezzo ai preparativi di guerra la nostra vera vocazione è di essere costruttori di pace, quella fatta di serenità, giustizia, libertà e amore a cui il Vangelo ci chiama”. Altre Conferenze episcopali Condanna per la fretta dell’intervento armato e rimprovero di poca chiarezza da parte del governo olandese nella questione irachena vengono rivolti in una lettera aperta indirizzata nei giorni scorsi al primo ministro Balkenende, firmata da mons. Adrian van Luyn, vescovo di Rotterdam ( Olanda) e presidente di Pax Christi Olanda. In particolare il vescovo olandese rimprovera l’Esecutivo del suo Paese di non aver “compiuto una scelta chiara contro un intervento di forza unilaterale di Stati Uniti e Gran Bretagna nei confronti dell’Iraq senza il mandato dell’Onu”. I vescovi di Grecia, già alla fine di gennaio, avevano chiesto a tutti i parlamentari di “praticare ogni sforzo per risolvere diplomaticamente la crisi irachena”. Sulla situazione in Iraq si sono espressi anche i vescovi di Germania, Albania, Bulgaria, Bosnia-Erzegovina, Grecia, Serbia-Montenegro, Romania, Turchia che hanno ribadito “preoccupazione per le conseguenze di una guerra” manifestando “apprensione” per la situazione in Terra Santa.