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“La fase iniziale del disarmo dell’Iraq è cominciata”: il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, annunciando il discorso del presidente George Bush, ha comunicato così l’inizio dell’attacco angloamericano al regime di Saddam Hussein. E poco dopo le 3,30 ora italiana, l’alba a Baghdad esplosioni e fuoco di contraerea hanno fatto seguito alle sirene di allarme dando inizio alla “prima fase” della guerra. “Profondo dolore per l’evolversi degli ultimi eventi in Iraq” è stata espresso subito dalla Santa Sede attraverso le parole del suo portavoce Navarro-Valls. Condanna dell’attacco anche dalla Germania, Belgio e dalla Conferenza delle Chiese europee. Germania, le chiese condannano l’attacco all’Iraq. “Questa guerra è espressione del fallimento della politica”: lo affermano in una dichiarazione congiunta, rilasciata il 20 marzo, subito dopo la notizia dell’attacco angloamericano all’Iraq, il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale, Manfred Kock, presidente del consiglio della Chiesa evangelica e il vescovo Walter Klaiber, presidente della comunità di lavoro delle Chiese cristiane (Ack). “In questo momento, le Chiese e le comunità cristiane, così come molte persone in tutto il mondo, che avevano diffidato dall’intraprendere un passo di questo genere, provano una grande tristezza”, si legge nel comunicato, “perché non può esserci guerra per volontà di Dio; è sempre una sconfitta per l’umanità”. Sottolineando di non nutrire alcuna “illusione per il regime inumano di Baghdad”, le Chiese sottolineano la propria “opposizione” alla “via di spargimento di sangue, ora imboccata”, poiché, si afferma, “non vediamo una sua giustificazione a livello etico o di diritto internazionale”. Le Chiese tedesche esprimono la loro “partecipazione nei confronti di tutte le vittime: i morti e i loro famigliari, i feriti e i profughi”, esortando alla “preghiera personale e comunitaria”, a “mantenere il contatto con le Chiese e le comunità cristiane del Vicino e Medio Oriente, così come degli Usa. In quest’ora si mostra di nuovo il significato del dialogo con i nostri vicini islamici nel nostro Paese e nel mondo”. Belgio: vescovi, “il conflitto termini il prima possibile” Una dura condanna all’attacco militare Usa sferrato in Iraq, unita alla speranza che “il conflitto termini il prima possibile”, è stata espressa dai vescovi del Belgio in un comunicato diffuso ieri. “Nonostante gli innumerevoli appelli alla pace rivolti alle due parti in causa , e malgrado gli sforzi diplomatici dispiegati sia dalla comunità internazionale, sia dalle autorità religiose, la guerra in Iraq non ha potuto essere evitata” osservano i presuli. “La guerra è sempre uno scacco per l’umanità affermano -. Ora che è scoppiata, il nostro pensiero va innanzitutto alle vittime innocenti che il conflitto causerà, come pure a tutti coloro che soffriranno per la violenza dei combattimenti”. Di qui l’invito “a tutti i membri delle nostre comunità” ad “intensificare la preghiera e la penitenza per invocare da Cristo il dono della pace”. A conclusione, un appello insistente “a coloro che esercitano responsabilità politiche e militari, a fare tutto il possibile perché il conflitto termini al più presto e ad operare per una pace duratura, dono di Dio”. Kek: “dolore per le vittime civili di ambo le parti” “Riteniamo che non siano stati fatti tutti gli sforzi possibili per trovare un’alternativa alla guerra, e ci rammarichiamo che agli ispettori dell’Onu non sia stato consentito di completare il proprio lavoro in Iraq”. Ad affermarlo in una dichiarazione diffusa ieri il segretario generale della Kek (Conferenza delle Chiese europee), reverendo Keith Clements. Esprimendo “in anticipo dolore per le vittime civili e militari di entrambe le parti”, la Kek sollecita il rispetto degli “accordi internazionali e delle convenzioni sul trattamento dei combattenti e dei non combattenti”, e chiede inoltre “che tutte le vittime, in particolare i senzatetto, gli sfollati e i rifugiati, gli ammalati e i bambini, vengano soccorsi con gli aiuti umanitari il prima possibile e senza costrizioni imposte da interessi militari”. “Auspichiamo conclude la nota che tutte le nazioni europee siano pienamente disponibili all’accoglienza dei rifugiati della regione e assicurino loro i diritti previsti dalla legislazione internazionale”.