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Nel secolo XX” ” numerose le” “vittime di persecuzioni nell’Europa dell’Est” “
Nel XX secolo numerosi cristiani sono stati perseguitati nei Paesi dell’Europa dell’Est. Per lungo tempo si è parlato di “Chiesa del silenzio”. Ma ai testimoni delle persecuzioni la definizione non piace. “Noi – dice all’Agenzia Fides il vescovo greco-cattolico ucraino Pavlo Vasylyk, vent’anni passati tra gulag ed esilio – non siamo mai stati in silenzio, abbiamo parlato sempre con la nostra vita”. Alle vittime delle persecuzioni nei Paesi dell’Est, l’Agenzia Fides ha dedicato sul proprio sito Internet (www.fides.org) un dossier, di cui proponiamo alcuni dati. In Unione Sovietica le persecuzioni contro la Chiesa cattolica, iniziate già nel 1918, portano alla sua distruzione quasi totale intorno al 1939. In base ai dati della polizia, solo nel 1923/1924 vengono arrestati 2.469 sacerdoti e nel 1931/1932 ben 19.812. Stessa sorte probabilmente anche per le monache e i monaci dei 1.025 monasteri ortodossi. Nel settembre 1938 padre Braun, parroco della chiesa moscovita di san Luigi dei Francesi, così scrive all’estero: “È per me triste dover dire che in tutto il Paese non resta più un solo prete ad eccezione di padre Florent e me”. In Bulgaria la persecuzione violenta conto i cattolici comincia nel 1948 con l’espulsione di sacerdoti e di religiosi stranieri, la chiusura dei seminari e di ogni istituzioni caritativa ed educativa. Il vescovo Eugenio Bossilkov viene processato e condannato a morte nel 1952. Nessuno ancora oggi sa dove è sepolto. “Le tracce del nostro sangue – scriveva il vescovo in una lettera tra il 1948 e il 1949 – apriranno il cammino ad un futuro splendido”. La persecuzione della Chiesa in Cecoslovacchia può essere sintetizzata con la testimonianza di due suoi pastori: Jozef Beran, arcivescovo di Praga, e Jan Christostom Korec. Il primo, dopo 14 anni di deportazione, muore in esilio a Roma nel 1969. Mentre Korec, dopo diversi arresti, diviene magazziniere e scaricatore. Crollato il regime, Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Nitra nel 1990 e cardinale nel 1991. Per la Chiesa di Polonia l’assassinio di don Jerzy Popielusko è forse l’espressione più cruenta della persecuzione. Il sacerdote, impegnato dal 1980 nella pastorale dei lavoratori, vicino al sindacato “Solidarnosc” diretto da Lech Walesa, viene apprezzato come predicatore. Proprio per questo diventa bersaglio di tante calunnie. Il 19 ottobre 1984, a Bydgoszcz, dopo aver tenuto una meditazione agli operai sul tema ‘Vinci il male con il bene’, viene sequestrato e gettato nel fiume Vistola, alla periferia di Wloclawek. In Romania la persecuzione si concentra inizialmente sui greco-cattolici, la cui Chiesa viene liquidata dallo Stato il 1 dicembre 1948. In un secondo momento la persecuzione colpisce la Chiesa cattolica di rito latino. L’anno più atroce è il 1951: tra minacce e torture, nessuno si salva. Tanti i martiri anche nei Paesi Baltici. Tra il 1944 e il 1953 un terzo del clero cattolico lituano muore in carcere. Numerose le vittime in Lettonia ed Estonia, tra queste, il vescovo Eduard Profittlich, amministratore apostolico per l’Estonia, arrestato il 27 giugno 1941. Fino ai primi anni ’90 nessuna notizia di questo vescovo. Solo con l’apertura degli archivi sovietici si è venuti a conoscenza della sua morte avvenuta nella prigione di Kirov il 22 febbraio 1942. Tra i Paesi dell’Est dove la vita religiosa ha subito le pressioni più dure: l’ Albania, qui nel 1967 viene proclamato il divieto di ogni manifestazione di culto. Esito finale questo di una lunga persecuzione che dal 1945 ha colpito i cattolici insieme agli ortodossi e ai musulmani. Nonostante la ferocia delle persecuzioni, qualche tradizione religiosa è sopravvissuta nel segreto della vita familiare. Si calcola, infine, che circa 17 milioni di persone abbiano subito morte violenta nel secolo scorso, in Ucraina. La figura più conosciuta della persecuzione è il metropolita greco-cattolico Josyf Slipyj (1892-1984). Arrestato l’11 aprile 1945, Slipyj viene processato e condannato ma resiste a qualsiasi forma di pressione. Dopo 18 anni di prigione nei gulag, il metropolita viene liberato nel 1963, grazie all’intervento di Giovanni XXIII presso Nikita Kruscev.