ultima" "
La Plenaria del Parlamento europeo (Pe), ha chiuso il 27 marzo il proprio dibattito sul conflitto iracheno senza adottare alcuna risoluzione. La mancanza di accordo tra i Gruppi politici, assieme alla presenza di “falchi tiratori” tra le fila sia dei Popolari sia dei Socialisti, ha impedito all’organo rappresentativo dei cittadini europei di assumere una posizione ufficiale sulla guerra in Iraq, contrariamente alle previsioni dello stesso Presidente Cox e soprattutto contrariamente alla posizione già assunta a fine Gennaio dallo stesso Pe a maggioranza assoluta contro il concetto di “guerra preventiva”. Delle sette Risoluzioni presentate, quella del Ppe che addossava a Saddam la “responsabilità ultima” della guerra ha ottenuto 207 voti a favore, 286 contrari e 25 astensioni, mentre quella del Pse che “deplora vivamente la decisione unilaterale” di Usa e GB è stata respinta con 218 voti a favore, 255 contrari e 46 astensioni. “Se gli Europei non sono in grado di ascoltarsi l’un l’altro, come possiamo pretendere che gli altri ovvero gli Stati Uniti ascoltino gli Europei?”. Con queste parole Pat Cox, Presidente dell’Europarlamento, ha concluso il suo intervento nel corso del dibattito parlamentare sulla guerra in Iraq. “Le immagini che ci giungono dall’Iraq, per quanto filtrate, cominciano a dar fastidio alle nostre coscienze aveva in precedenza affermato Cox e se a Copenaghen meno di tre mesi fa tutti i Capi di Stato e di Governo dei Quindici e dei Candidati avevano unanimemente rivendicato l’esistenza di “una Europa”, mi chiedo ora dove questa Europa sia finita e soprattutto mi preoccupo dell’eventuale disponibilità a farla sfuggire di mano”. Cox ha comunque ribadito che le Risoluzioni presentate dai Gruppi politici ma bocciate dall’Aula per fortissimi e minoranze dissidenti all’interno delle famiglie politiche, avrebbero tutte enfatizzato la necessità di preservare i confini iracheni, di inviare un chiaro messaggio al Governo turco di assoluta contrarietà all’invasione del Kurdistan iracheno (se non nei limiti dei 20 chilometri accordati dall’Onu per ragioni di accoglienza dei profughi), la drammatica urgenza degli aiuti umanitari, la scelta di campo del Pe a favore del multilateralismo delle relazioni internazionali, la decisione di affidare alle Nazioni Unite un ruolo forte e centrale nella gestione del dopoguerra. Presentando le conclusioni del Consiglio Europeo di settimana scorsa, il Premier greco Costas Simitis ha difeso l’operato della Presidenza dagli attacchi ricevuti da alcuni eurodeputati circa la supposta ipocrisia di un Vertice che non ha preso posizione decisa contro l’intervento degli anglo-americani. “Il ruolo di qualunque Presidenza dell’Unione non consiste né nel dare torto o ragione all’una o all’altra parte, né nel prendere iniziative senza l’accordo di tutto il Consiglio ha sottolineato Simitis quanto piuttosto di cercare una sintesi dei diversi punti di vista per esprimere una posizione il più possibile comune sulla base di regole certe”. Il Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, ha evidenziato le innegabili gravi differenze tra gli Stati europei e la necessità che l’Europa sia artefice del proprio destino mantenendo gli aspetti positivi dell’alleanza con gli Stati Uniti. “Se non poniamo fine alle nostre divisioni ha affermato il Presidente dell’Esecutivo il mondo non presterà mai attenzione all’Europa”. Interrogato sul ruolo dell’Europa nella gestione del dopoguerra, Prodi ha risposto di non voler parlare del dopo “senza sapere come andrà a finire il conflitto”, aggiungendo che l’impegno prioritario va all’immediato sollievo umanitario”. Secondo il Presidente della Commissione Europea, “esistono, infatti, tanti dopoguerra: la ricostruzione materiale e la ricostruzione politica e civile della società irachena, per la quale oltre all’Onu ed all’Unione Europea anche la società irachena svolgerà un ruolo morale e politico di primo piano”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1193 N.ro relativo : 23 Data pubblicazione : 28/03/2003