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Settecento manifestazioni in oltre cento città francesi denominate “Djazaïr”, pubblicazioni, dibattiti, esposizioni e tavole rotonde: “L’anno dell’Algeria” in Francia procede a pieno ritmo e intende essere l’occasione di fruttuoso dialogo tra musulmani, società e Chiesa. “I musulmani di Francia sono sotto pressione. Ogni giorno cade loro qualcosa sulla testa – ha osservato lo scrittore M.Malek Chebel, intervenendo ad un incontro promosso nei giorni scorsi dall’Istituto cattolico di Parigi. Essi si aspettano fraternità dai cristiani; allora si sentiranno responsabili e si comporteranno da amici”. Per Padre Henri de la Hogue, dell’Istituto di scienze delle religioni, la presenza musulmana in Francia “obbliga la Chiesa a ripensare il suo modo di insegnare e parlare e pone i giovani cattolici a confronto con la domanda posta dai loro amici musulmani: ‘come puoi affermare che Gesù è figlio di Dio?'”. Un’ulteriore sfida per la Chiesa francese è l’accoglienza dei musulmani. Le famiglie musulmane confidano nella Chiesa: secondo una recente inchiesta televisiva, diverse famiglie di fede islamica mandano i propri bambini in una scuola cattolica che “ne rispetta identità e diversità”; al tempo stesso, il Ramadan stimola i cattolici alla riflessione sui segni visibili di appartenenza.