comece" "

Le attese del mondo” “

Mai invocare il nome di Dio per giustificare il ricorso alla guerra” “

I vescovi dell’Unione Europea hanno fatto appello ad “una Europa più unita per promuovere la pace” in una dichiarazione sulla guerra in Iraq resa nota a conclusione dell’assemblea plenaria della Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione Europea) che si è svolta il 27 e 28 marzo a Bruxelles. I vescovi europei (all’incontro erano presenti anche i rappresentanti delle Chiese dei Paesi dell’allargamento) hanno espresso la loro “inquietudine per i popoli che soffrono da tanto tempo a causa dell’ingiustizia e ora a causa della guerra”. Tra gli altri argomenti discussi durante la plenaria anche le ricerche sugli embrioni umani e i rapporti tra Chiese europee e africane. Si è anche deciso di continuare a promuovere iniziative a proposito della “governance” mondiale, facendo seguito al documento in materia pubblicato dalla Comece nell’ottobre 2001. Si tratterà di valutare le azioni a livello mondiale riguardo allo sradicamento della povertà e alla tutela dell’ambiente. E’ stata inoltre eletta la presidenza Comece per il prossimo triennio confermando nella carica di presidente mons. Joseph Homeyer, vescovo di Hildesheim (Germania), mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam (Paesi Bassi) rieletto vicepresidente, e mons. Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont (Francia), nuova nomina come vicepresidente. “Non è un conflitto tra religioni”. “Non si tratta di un conflitto tra religioni – scrivono i vescovi della Comece nel documento intitolato “Beati gli operatori di pace” – e mai il nome di Dio dovrebbe essere invocato per giustificare il ricorso alla guerra o l’uso della violenza”. Per questo si rivolgono ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani perché “lavorino insieme in maniera solidale, per porre fine al conflitto attuale in questa regione e promuovere relazioni armoniose nei nostri Paesi”: I vescovi lodano l’impegno dell’Unione europea nel fornire aiuti umanitari alla popolazione irachena: “Questo impegno in favore delle vittime della guerra costituisce un passo importante verso un ordine giusto nella regione”. E incoraggiano l’Unione europea e la comunità internazionale “a raddoppiare i loro sforzi per aiutare a trovare una soluzione definitiva al conflitto israelo-palestinese”. Questa situazione, affermano, “rinforza la nostra convinzione che il mondo ha bisogno di un sistema di governo mondiale capace di promuovere e mantenere la pace ed il bene comune, all’interno del quale le Nazioni Unite devono avere il ruolo centrale”. Mons. Giuseppe Merisi, delegato per l’Italia presso la Comece, ha sottolineato la necessità che l’Unione europea “compia sforzi maggiori per arrivare ad una politica estera e di difesa comune capace di esprimere un volto unitario dell’Europa”. La Convenzione europea. I vescovi dell’Unione europea auspicano inoltre che i lavori della Convenzione europea portino ad una “Europa più unita nell’assumere le proprie responsabilità all’interno di un sistema di questo tipo”. Perciò, concludono, “sono essenziali buone relazioni, fondate sul rispetto reciproco, tra Unione europea e Stati Uniti”. Riguardo ai lavori della Convenzione è stato riaffermato l’impegno delle Chiese perché sia rispettato il principio di laicità dello Stato, precisando però che le loro proposte riflettono “il ruolo della religione al servizio dell’intera società e non vogliono essere discriminatorie verso nessuna comunità di fede o convinzione”. “E’ un bene che la Convenzione si occupi degli interessi delle Chiese, che sono gli interessi di molti”, ha affermato mons. Joseph Homeyer, presidente della Comece, durante la conferenza stampa di chiusura dell’incontro: “Un riferimento esplicito a Dio è necessario per le nostre società secolarizzate come mezzo per contrastare i totalitarismi, nella consapevolezza comune che le relazioni tra Stato e Chiesa devono restare un elemento dell’identità nazionale”. Il vescovo ha anche lanciato un appello ai membri della Convenzione: “nell’interesse del futuro dell’Unione, l’Europa non deve orientarsi solo su linee economiche e pragmatiche. Bisogna tornare ai valori comuni, alle tradizioni ed alla volontà di costruire il futuro”.