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Chi sono i veri eroi? ” “

” “Un conflitto ” “combattuto anche con i media mentre ” “12 sono i ” “giornalisti uccisi” “

Il conflitto iracheno mostra una grande mole di ‘news’ grazie alla presenza di molti giornalisti ma anche dell’impegno dei contendenti che oltre che sul fronte di guerra si stanno sfidando anche a colpi di ‘conferenza stampa’, dispacci e smentite. E mentre sono saliti a 12 i giornalisti che hanno perso la vita nel conflitto, cogliamo dall’ampia intervista rilasciataci da Bruno Frappat direttore di “La Croix” quei passi che, riferiti alla professione giornalistica, approfondiscono il confronto su “informazione e guerra”. Come orientarsi nella massa di informazioni provenienti dal fronte? “Abbiamo una squadra di inviati sul posto: uno a Baghdad, uno a sud (nella regione di Bassora) e uno a nord (nel Kurdistan). Ci mandano articoli ogni giorno. Noi crediamo a quello che ci raccontano sulla base di quello che possono vedere. Tuttavia, non sono in grado di avere una visione d’insieme. Nessuno ha una visione d’insieme, eccetto il Pentagono, il quale però non ci racconta tutto quello che sa… Bisogna credere ai testimoni diretti, praticare la “critica delle fonti”, essere prudenti nelle interpretazioni. Bisogna evitare di precipitarsi sulla minima voce o sui comunicati “urgenti” delle agenzie di stampa. Occorre talvolta saper attendere prima di concludere. Ci sono molte ripetizioni. Occorre prestare molta attenzione alle contraddizioni interne delle dichiarazioni ufficiali successive. C’è molta “comunicazione” e poca vera informazione”. Assistiamo anche a una guerra mediatica condotta dai ‘potenti’ (Bush, Blair, Saddam) con l’informazione utilizzata come un’arma… “Durante la guerra del 1914-1918, avevamo inventato un’espressione, in Francia, per parlare del modo in cui lo Stato Maggiore rendeva conto dei combattimenti: l'”imbottitura dei cervelli”. Nulla sembra che sia cambiato. Quando il Ministro iracheno dell’Informazione, ancora alla vigilia dell’assedio di Baghdad, annuncia che le truppe anglo-americane vanno incontro alla disfatta, è facile comprendere che il suo messaggio e la sua menzogna mirano più a sostenere il morale degli iracheni che a convincere noi operatori dei media della “retroguardia”. Quando i capi militari americani denunciano l’uso del termine “pausa” quando la pausa è evidente, come è avvenuto nel secondo fine settimana, si comprende anche in quel caso che il messaggio è rivolto alle loro truppe e non ai nostri lettori”. Ci sono aspetti che l’informazione non ha o non vuole toccare? “Non sappiamo nulla di ciò che gli anglo-americani hanno scoperto, o non hanno scoperto, delle “armi di distruzione di massa” la cui presunta detenzione è – ufficialmente – all’origine di questa guerra. Fino all’assedio di Baghdad, in ogni caso, Saddam Hussein, a quanto pare, non se n’è servito. Questo significa che non ne possedeva oppure che, pur possedendole, le riserverebbe per il seguito? Altro tabù: lo stato d’animo effettivo delle popolazioni che sono sotto il controllo di Saddam Hussein e di quelle che sono state “liberate”. In entrambi i casi, è quasi impossibile fare loro delle interviste nella verità, nella fiducia e senza la presenza dei loro “protettori-sorveglianti”. La linea professionale di “La Croix” per raccontare questa guerra? “Su un piano professionale, “La Croix” si è rifiutata di fare del sensazionalismo, in particolare per quanto riguarda le foto da pubblicare (nessuna immagine di vittime e nemmeno di prigionieri, né iracheni, né americani o britannici). Ho chiesto alla mia redazione di dare prova, nei loro articoli, del massimo d’imparzialità, riservando le prese di posizione agli editoriali, che rappresentano il giornale. Abbiamo posto l’accento sulla professionalità. Abbiamo creato alcune nuove rubriche legate a questa guerra, come quella intitolata “Artefici di pace”, un contrappunto indovinato alla cronaca ridondante dei guerrafondai. Pensiamo infatti che, nei peggiori periodi della Storia, rimane sempre una fiammella tremolante, quella della speranza. Quelli che la sostengono con mano incerta sono i veri eroi. Gli altri sono vittime di una tragedia più grande di loro”.