radici" "
L’insegnamento della religione e le radici ebraico-cristiane dell’Europa” “” “
Quale contributo ‘l’insegnamento della religione’ nelle scuole può portare al dibattito sulle ‘radici cristiane’ dell’Europa? Lo chiediamo a Flavio Pajer , presidente del Forum europeo per l’istruzione religiosa nelle scuole pubbliche (vedi pag. 13 e 14). “A onor del vero, parlerei più correttamente di ‘radici giudaico-cristiane’ (e ne parlerei comunque contestualmente ad altre ben note e non secondarie radici culturali dell’Occidente, quali la metafisica greca, il diritto romano, la religiosità germanica, la scienza degli arabi, la razionalità degli illuministi, la laicità delle rivoluzioni moderne…). È più che evidente – anzi indispensabile – l’apporto che l’insegnamento della religione può dare alla scoperta e alla valorizzazione della radice ebraico-cristiana delle società europee”. Che tipo di apporto? “Direi che si tratta di un apporto a triplice valenza: – è un apporto conoscitivo, in quanto aiuta a esplorare e analizzare non solo il documento biblico in sé, ma anche la ‘storia degli effetti postbiblici’, cioè quell’immenso patrimonio culturale che il ‘codice biblico’ ha generato lungo i secoli della cristianità occidentale, in termini di cultura politica, di riflessione filosofica, di espressioni artistiche e letterarie; – è un apporto critico, perché, come disciplina scolastica, l’insegnamento della religione può e deve far emergere, con gli innegabili aspetti positivi e gratificanti, anche il rovescio della medaglia, e cioè i lati meno evangelici della cristianità del passato e del presente (oggetto, tra l’altro, delle richieste di perdono giubilari da parte dello stesso Pontefice); – è un apporto costruttivo, nella misura in cui l’insegnamento religioso, rifuggendo dal cadere in forme autoreferenziali di indottrinamento o di moralismo o di confessionalismo, sa proporsi come momento di educazione culturale e interculturale a quei valori forti (come la promozione della dignità di ogni persona, la prossimità come solidarietà, l’accoglienza dello straniero, la cultura della pace, la destinazione universale dei beni…), di cui proprio la tradizione biblico-cristiana si è rivelata portatrice”. In altre parole? “Se davvero si crede che non c’è frattura fra l’umano e il cristiano, il miglior apporto che la scuola pubblica in Europa può offrire al riconoscimento delle ‘radici cristiane’ della cultura è quello di educare oggi persone e cittadini che – in quanto tali, e non necessariamente in quanto credenti – siano capaci di integrare nel loro vissuto individuale e sociale, politico e professionale, quei valori di libertà di coscienza, di convivenza democratica, di solidarietà, senza i quali appunto la cultura occidentale non sarebbe quello che è”. Scheda Il “Forum europeo per l’insegnamento della religione nelle scuole” nasce nel 1984, dopo un incontro convocato in Alsazia, dal 24 al 28 ottobre, dal Katholisches Schulkommissariat II in Bayern, sul tema “L’insegnamento della religione (Ir) per gli alunni delle scuole secondarie in Europa”. Al termine dei lavori emerge l’esigenza di creare un “forum permanente” di informazione e di studio del problema Ir nella scuola pubblica a livello europeo; viene anche sottolineata la necessità di un nuovo incontro, di lì a due anni in un altro Paese. Proposta che verrà realizzata nel 1986 a Monaco di Baviera (Germania). Dopo il 1984 e il 1986, si celebrano altre 8 sessioni con ritmo biennale: nel 1988 a Lussemburgo; nel 1990 a Slagelse (Danimarca); nel 1992 a Graz (Austria), su “L’Ir nelle scuole secondarie come servizio della Chiesa all’Europa unita”; nel 1994 a Madrid (Spagna); nel 1996 a Brixen (Italia), su “Identità e dialogo: requisiti per un Ir in Europa”; nel 1998 a Lisbona (Portogallo); nel 2000 a Bratislava (Slovacchia) e nel 2002 a Schmochtitz (Germania). La prossima sessione, nel 2004, sarà a Palermo (Italia).