L’ora sta cambiando” “” “

In Europa, la tendenza è di ” “"deconfessionalizzare" i corsi di religione nella scuola pubblica” “” “

Fino a tempi recenti gli insegnamenti di religione impartiti nelle scuole dei Paesi europei conservavano un carattere confessionale, e, come tali, non potevano essere proposti che come corsi opzionali (in alternativa, cioè, con una materia analoga non confessionale), o come corsi facoltativi. Da qualche anno la situazione sta cambiando. Infatti, la tendenza crescente è piuttosto quella di “de-confessionalizzare” i corsi di religione per poterne rendere obbligatoria la frequenza a tutti gli alunni, indipendentemente dal loro status religioso o agnostico. Alcuni esempi documentano questa tendenza.Nei Paesi scandinavi e in Inghilterra questi corsi hanno assunto già da anni un carattere multireligioso o comunque aconfessionale: si tratta in sostanza di un approccio conoscitivo, comparativo e laico al problema religioso in generale, che non ignora certo la specifica tradizione cristiana che ha forgiato quelle società civili, né può ignorare l’eventuale identità cristiana degli alunni, ma il pluralismo etico-religioso che ora permea di fatto quelle società spinge le autorità scolastiche e le stesse autorità delle Chiese locali a convertire i tradizionali corsi di religione in una educazione ai valori comuni della cittadinanza. In Spagna nel dicembre scorso è stata votata dal Parlamento una legge di riforma scolastica, che prevede tra l’altro l’introduzione obbligatoria di un corso aconfessionale di “Società, cultura e religione” per tutti quegli alunni che non optano per uno dei quattro corsi confessionali già attivati (cattolicesimo, protestantesimo, ebraismo e islamismo). Il motivo addotto dal legislatore è che la scuola pubblica in una società multireligiosa non può tollerare l’ignoranza delle radici religiose nemmeno negli alunni privi di una appartenenza confessionale.In Germania vige tuttora l’obbligo costituzionale di optare tra un insegnamento confessionale (cattolico o protestante) e una materia sostitutiva aconfessionale. Di fatto, negli ultimi anni molti corsi monoconfessionali si sono trasformati in corsi “cooperativi” o ecumenici, con la compresenza di alunni e insegnanti delle due confessioni, proprio per favorire la comprensione della comune eredità cristiana, anziché isolarsi a consolidare solo la propria identità confessionale. Nei Länder dell’ex Germania orientale è stata l’autorità dei parlamenti locali a introdurre sul finire degli anni ’90 corsi obbligatori di cultura religiosa per alunni che, per oltre l’80%, non hanno alcuna esperienza né appartenenza religiosa. Molto significativi anche i cambiamenti che si stanno introducendo nei Cantoni Svizzeri. Là dove la scuola non prevedeva corsi religiosi (specie nei cantoni francofoni), autorità scolastiche e famiglie concordano nel voler rimediare a questa carenza, progettando di integrare nei programmi elementi conoscitivi di cultura religiosa. Nei cantoni dove c’erano corsi confessionali facoltativi si preferisce passare a corsi obbligatori aconfessionali (per es., a Neuchâtel è attivato un corso detto “Cultura religiosa e umanesimo”, a Vaud “Storia e scienze della religione”, a Zurigo “Religione e cultura”, a Lucerna un’ora di “Formazione etica”, nel Ticino l'”Opzione complementare religione”…). Nei cantoni germanofoni e di confessione mista, l’istruzione religiosa, offerta finora a gruppi separati, diventa spesso bi-confessionale e si concentra di preferenza sullo studio della Bibbia.Più clamoroso ancora il caso della laica Francia: il Rapporto Debray (2002), voluto dal ministro dell’educazione, visti i gravi inconvenienti prodotti dall’ incultura religiosa in gran parte di insegnanti e studenti, introduce lo “studio del fatto religioso” all’interno delle stesse materie curricolari, e a questo fine tutti i futuri insegnanti delle varie materie umanistiche studieranno anche scienze religiose durante la loro formazione accademica.Per consultare la tabella allegata clicca qui