Il crollo del regime di Saddam Hussein occupa praticamente tutte le prime pagine dei principali giornali europei del 10 aprile, anche se con sfumature e commenti diversi. “Baghdad è caduta” (Le Figaro), “La caduta del potere iracheno” (Le Monde), “La caduta” (Liberation): i giornali francesi titolano così, a tutta pagina, la fine della dittatura di Saddam Hussein e l’ingresso nel centro della capitale irachena delle truppe americane. Per Le Figaro “l’America ha vinto e può sentirsi confortata nel suo unilateralismo grazie alla vittoria in Iraq” anche se il progetto di Bush per il Medio Oriente resta “pieno di rischi ed incognite”. “Una vittoria che non allontana tutti i dubbi”, scrive Liberation che attende “l’arsenale di armi di distruzione di massa, invocato per giustificare il conflitto”. La caduta di Baghdad non distoglie “Le Monde”, dal trattare nell’editoriale il tema de “La stampa e la guerra” dove ricostruisce le fasi dell’attacco del tank americano contro l’hotel Palestine che ha provocato la morte ed il ferimento di alcuni giornalisti. “L’attacco al Palestine testimonia la tattica americana a Baghdad: un diluvio di fuoco contro la minima minaccia o contro chi è percepito come tale. Bombardamenti aerei e tiri di carro armato in piena città. La forza massiccia al minimo accenno di pericolo e tanto peggio per i civili”. “Vittoria al ventunesimo giorno di guerra” è il titolo di “The Times”, il quotidiano inglese che dedica quasi la metà della prima pagina alla foto della statua di Saddam tra l’esultanza della folla irachena. Di diverso tenore l’apertura di “Herald Tribune”: “Applausi e saccheggi Cade il regime di Saddam” che così sintetizza le scene che hanno accolto i soldati Usa al loro ingresso nel centro città. Come il francese Liberation anche l'”Herald Tribune” pone la domanda sugli armamenti non convenzionali di Saddam: “Quando gli alleati avranno il pieno controllo dell’Iraq serviranno urgenti e neutrali ricerche per risolvere questo mistero. Notizie dal fronte di guerra raccontano quasi ogni giorno di possibili armi chimiche ma le prove sono minime: maschere antigas, tute per difendersi da attacchi chimici…”. Considerate le enormi quantità di agenti chimici iracheni citate dall’amministrazione americana “dovrebbe essere possibile trovarle con l’aiuto di scienziati e ufficiali dell’esercito”. “ Ma perché siano prove credibili – conclude il commento occorre la presenza di analisti neutrali come svizzeri e finlandesi”.