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Scandinavia: il tempo delle conversioni” “

Sostegno dei valori della vita e della famiglia; promozione delle vocazioni; apertura alla vita consacrata; evangelizzazione della cultura: sono alcune delle piste indicate da Giovanni Paolo II ai vescovi dei cinque Paesi della Conferenza episcopale scandinava (Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Islanda), che la scorsa settimana si sono recati a Roma per la “visita ad limina”. Secondo mons. Josef Wrobel, vescovo di Helsinki, capitale della Finlandia, un aspetto rilevante della presenza cattolica in paesi come quelli scandinavi a maggioranza protestante è rappresentato dall’alto numero delle conversioni alla Chiesa di Roma: “Da noi sono state 300 nell’anno 2002, un numero in sé contenuto, ma significativo come valore assoluto, rispetto al piccolo gregge degli 8 mila cattolici registrati. Un altro elemento è la presenza delle famiglie neocatecumenali, accanto a tre preti dello stesso ‘Cammino’, che stanno operando molto bene, affiancando il clero finlandese, formato in tutto da 20 sacerdoti”. Anche secondo mons. Gerhard Schewenzer, vescovo di Oslo, capitale della Norvegia, nonché presidente della Conferenza episcopale scandinava, le conversioni al cattolicesimo (un centinaio in media l’anno) rappresentano un segnale molto significativo della crescita della Chiesa nei paesi nordici. Per la Danimarca il problema più importante è costituito dalla lentezza del dialogo ecumenico: “I rapporti con la Chiesa luterana sono difficili – spiega mons. Czeslaw Kozon, arcivescovo di Copenhagen, la capitale – e questo per una particolare forma di ‘danesità’ che blocca i rapporti sul dato della coincidenza, nell’animo popolare, di Chiesa luterana e Stato che la riconosce come religione ufficiale. Un evento che ha chiaramente indicato queste difficoltà è stato l’uscita della ‘Dominus Jesus’, che ha decisamente scontentato la Chiesa luterana danese. I cattolici danesi comunque, pur pochi sul piano numerico (1% della popolazione, con 80 preti e 234 suore) sono attivi e si continuano a registrare conversioni al cattolicesimo. Lo scorso anno sono state una sessantina, anche se nei decenni scorsi la media era di 200 l’anno”.