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Ridestare lo stupore” “” “

Giovedì Santo (17 aprile), il Papa ha pubblicato la 14ª ” “enciclica del suo pontificato: ‘Ecclesia de Eucharistia’” “” “

“Dell’Eucarestia vive la Chiesa”. Si apre così l’ultima enciclica di Giovanni Paolo II, ‘Ecclesia de Eucharistia’, pubblicata in questo Giovedì Santo (17 aprile). Il documento è stato consegnato in luogo della lettera che ogni anno il Papa rivolge a tutti i sacerdoti del mondo. “Quest’anno, venticinquesimo per me di Pontificato – spiega il Santo Padre -, desidero coinvolgere più pienamente l’intera Chiesa in questa riflessione eucaristica”. Il Papa confida anche di aver scritto la lettera, con l’obiettivo di ridestare lo stupore di fronte al mistero eucaristico. Il documento è stato firmato a cent’anni dalla pubblicazione della “Mirae Caritatis” (28/05/1902) enciclica sull’Eucarestia di Leone XIII. Ad essa vanno aggiunte la “Mediator Dei” di Pio XII (20/11/1947) e la “Mysterium Fidei” di Paolo VI (03/09/1965). “Quando penso all’Eucarestia, guardando alla mia vita di sacerdote, di vescovo, di successore di Pietro, mi viene spontaneo ricordare i tanti momenti e i tanti luoghi in cui mi è stato concesso di celebrarla”: la Chiesa di Niegowic, la collegiata di san Floriano a Cracovia, la cattedrale del Wawel, la basilica di san Pietro e le tante basiliche e chiese di Roma e del mondo intero. Questo lo spunto, fortemente personale, che ha portato il Papa a una riflessione sull’Eucarestia. Sin dall’inizio il documento va al cuore della fede cristiana: “a ciò che si svolse durante l’Ultima Cena e dopo di essa”. “Dal mistero pasquale – ricorda Giovanni Paolo II – nasce la Chiesa. Proprio per questo l’Eucarestia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale”. Mistero della fede. Della morte e risurrezione di Cristo Gesù, la Chiesa non conserva solo il ricordo, ma vi partecipa ogni volta che celebra l’Eucaristia. Mangiando questo Pane, si anticipa nella storia un riflesso della realtà futura: a ciò corrisponde da parte del credente un’assunzione concreta di responsabilità: l’impegno per la pace, la giustizia, una più equa distribuzione dei beni. L’Eucaristia edifica la Chiesa. I battezzati, come tutti gli uomini, sperimentano il peso delle divisioni e dell’indifferenza verso la sorte degli altri, dei poveri innanzitutto. L’Eucaristia unisce i credenti, li trasforma in comunità. È da questa mensa che nasce e si rinnova la forza della missione. L’apostolicità dell’Eucaristia e della Chiesa. Perché ci sia Chiesa in senso pieno è necessario il sacerdote che “agisce in persona Christi“. L’Eucaristia rimane il centro e il vertice di ogni comunità parrocchiale. L’enciclica lo ribadisce, mettendo in guardia da possibili ambiguità “ecumeniche” e dal pensare che la celebrazione eucaristica possa essere sostituita da altre celebrazioni. Il prete, poi, trova nell’Eucaristia l’equilibrio per non disperdersi nelle diverse attività pastorali. L’Eucaristia e la comunione ecclesiale. L’Eucaristia, quale sacramento dell’unità della Chiesa, richiede un contesto di riconciliazione e di comunione fraterna, a partire dal rapporto con il proprio vescovo e, quindi, con il Papa. Resta compito di ciascuno custodire e promuovere questa comunione ecclesiale, sostenendo anche il dinamismo ecumenico, nella speranza di giungere un giorno a celebrare insieme l’unica Eucaristia. Il Papa, sottolineando “la comunione, che è propria dell’Eucarestia”, non tralascia “l’importanza della messa domenicale”: “per i fedeli partecipare alla messa è un obbligo, a meno che non abbiano un impedimento grave, sicché ai Pastori s’impone il corrispettivo dovere di offrire a tutti la possibilità di soddisfare il precetto” domenicale. Il decoro della celebrazione eucaristica. La Chiesa è consapevole che, nella semplicità dei segni, passa “l’abisso della santità di Dio”. Ecco la necessità di accostarsi al convito eucaristico con autentica umiltà, nonché della fedeltà alle forme liturgiche e del decoro dell’ambiente in cui viene celebrato. Alla scuola di Maria, Donna “eucaristica”. La Vergine, con l’offerta del suo grembo, è modello della Chiesa e di ogni credente. Lei è il primo tabernacolo. Nell’Eucaristia la Chiesa fa sua la spiritualità del ‘Magnificat’.