Editoriale" "
Rispondere all’appuntamento costituente di questi mesi per l’Unione Europea è l’unico modo per fare sì che l’allargamento non sia la diluizione di una idea storica, ma il suo sviluppo in una nuova fase, dopo cinquant’anni. In agguato c’è sempre il rischio che il dibattito europeo si avviti su se stesso, resti prigioniero delle sue nevrosi e del suo gergo, riproduca quel “deficit di democrazia” che pure si lamenta da tempo e rischia, mentre stanno cambiando nel mondo le forme stesse della politica, di riacutizzarsi. Eppure l’impressione è che, sia pure con la necessità di sviluppare un ampio consenso, dunque scontando anche un calendario più prudente, i lavori della Convenzione procedano e comincino ad articolarsi delle risposte in particolare su tre grandi punti sensibili, su cui in prospettiva si giocherà la storia dell’Unione.
Il primo attiene al disegno di democrazia: il processo costituente europeo non contiene accelerazioni neo-federaliste: ribadisce il ruolo dell’istituzione stato, articolandola tuttavia in un quadro di pluralismo e tentando di dare una sostanziale attuazione al principio di sussidiarietà. In realtà c’è ancora da lavorare, anche per superare quei pregiudizi che ancora si oppongono al pur timido articolo 37 della bozza in discussione, che fa menzione delle Chiese come soggetti istituzionali. Solo giocando con coerenza la carta del pluralismo (e della solidarietà) la democrazia europea potrà superare certe sue persistenti rigidità e potrà essere così sempre meglio in grado di giocare il suo ruolo in un mondo in veloce evoluzione. Lo sviluppo della democrazia europea ha tuttavia bisogno di istituzioni centrali adeguate ed innovative rispetto ai tradizionali modelli. In questo senso cruciale diventa il nodo dell’assetto delle relazioni all’interno del cosiddetto “triangolo”, i cui vertici sono rappresentati dal parlamento, dal consiglio, dalla commissione (oltre che dalla corte di giustizia). Questo assetto, che creativamente deve andare al di là dei canoni “federali” o “confederali”, deve ben contemperare i tradizio-nali poli (tradizionalmente conflittuali) della “politica” e dell'”amministrazione”. E qui non sono in gioco solo le relazioni tra Consiglio e Commissione, ma anche due campi assai sensibili, che rappresentano da un lato una grande realizzazione e dall’altro una grande occasione mancata nella storia dell’Unione: la moneta e la difesa. La Bce (Banca centrale europea) ha bisogno di una “sponda” politica adeguata, così come è ormai improrogabile l’impegno a dar vita ad istituzioni militari adeguate, a quasi cinquant’anni dal fallimento della Ced (Comunità europea di difesa).
La chiarificazione del profilo costituzionale dell’Unione non potrà che contribuire a chiarirne sempre meglio l’identità. Siamo così al terzo grande tema costituzionale, relativo ai confini dell’Unione e al suo ruolo nel mondo. Il mondo, anche il mondo “unipolare” della grande potenza militare americana, ha bisogno dell’Europa e dell’Unione Europea, così come l’Unione ha la necessità di una forte partnership con gli Stati Uniti. Il quadro della seconda metà del XX secolo deve insomma essere aggiornato e rilanciato, come ha mostrato in tutta evidenza la crisi irachena. E questo impegno di aggiornamento e di ridefinizione vale anche in relazione a due aree vicine all’Europa, all’Europa ed all’Unione connesse da molteplici vincoli vecchi e nuovi, anche se tradizionalmente distinte: la Russia e la Turchia, snodo di un percorso verso l’Asia trans-caucasica e quella araba.
Definire l’identità dell’Unione è un impegno certamente di lunga lena, che non può non essere connotato che in senso dinamico ma è evidente fin da subito che la Comunità e poi l’Unione non è semplicemente un’area economica o un’alleanza politica. Proprio la storia dell’Unione infatti dimostra che è possibile nella storia sostituire la guerra alla pace, l’odio alla cooperazione. Definendo se stessa e contestualmente articolando i propri confini, non costruisce barriere, ma tesse legami nuovi, in questo senso rilanciando e riattualizzando nel mondo di oggi il senso ed il significato delle sue radici cristiane.