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“Quanto è cattolica la Slovenia?”. Secondo la Conferenza episcopale locale, è una domanda a cui è difficile dare una risposta univoca, stando a due recenti sondaggi sull’argomento: uno dell’Istituto di Statistica della Repubblica slovena, l’altro tratto dai dati annuali parrocchiali. Il 58% della popolazione slovena (contro il 72% del precedente sondaggio) si dichiara cattolica; le persone di religione “indeterminata” passano dal 7% al 16%, mentre il 10% degli sloveni si dichiara “non credente” e il 23% non dichiara alcuna religione. Questi i dati dell’Istituto di Statistica della Repubblica di Slovenia, resi noti prima di Pasqua e dai quali risulta in crescita anche il numero di musulmani nel Paese, passati dall’1,5% al 2,4%. Di tutto altro “taglio”, invece, i dati statistici annuali delle parrocchie, dai quali risulta che più dell’80% dei bambini nati in Slovenia sono stati battezzati nella Chiesa cattolica, stessa percentuale per i morti sepolti con il rito cattolico, oltre il 60% hanno ricevuto la Cresima e circa il 20% dei cattolici frequentano la Messa ogni domenica, ma a Pasqua e a Natale la percentuale è molto più alta. Negli ultimi dieci anni questi dati “non sono sostanzialmente cambiati”. Diverse “appartenenze”. Mettendo a confronto i due sondaggi – è il commento di Janez Grill, portavoce della Conferenza episcopale slovena risulta che è diminuito “il numero delle persone che si dichiarano cattoliche”, ma non il numero effettivo dei “cattolici” in Slovenia. “L’alta percentuale di persone ‘indeterminate’, tra cui diversi cattolici si legge nella nota dimostra che molti non sono realmente coscienti di appartenere alla Chiesa cattolica”. Di qui la necessità, per la comunità ecclesiale locale, di “trovare modi per avvicinare la fede cattolica allo sloveno medio contemporaneo”. Una questione “calda”, questa, “sia per i genitori privi di aiuto che guardano i lori figli vivere in un modo differente da quello che essi hanno trasmesso loro, sia per i sacerdoti per i quali portare i giovani e le giovani famiglie nella Chiesa e in parrocchia è molto più difficile rispetto al passato”. “Specchio” della società. I dati sulla religione, sono, inoltre, per la Conferenza episcopale slovena uno “specchio delle condizioni di una società tollerante”, in cui “l’attitudine anti-ecclesiale” è evidente nella “grande maggioranza dei media e in una parte della politica slovena”, e crea “una atmosfera anti-ecclesiale che influenza inevitabilmente i comportamenti e i modi di pensare della gente”. “La politica liberale contemporanea si legge nella nota non è interessata all’identità nazionale, religiosa e culturale dei cittadini, e con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea e nella Nato questa sottovalutazione dell’identità nazionale può essere fatale”. La Chiesa slovena, inoltre, sa che “una gran parte dei cattolici ha una fede superficiale, priva di una reale coscienza di appartenenza alla comunione cattolica e alla ricca tradizione spirituale della cristianità in Slovenia”. Nonostante tutto, però, i cattolici sloveni sono “fedeli” e “sentono in alcune occasioni il desiderio e il bisogno della spiritualità”, come hanno dimostrato quest’anno le Chiese affollate a Pasqua, segno “non di una semplice pratica”, ma di “un profondo desiderio di redenzione”. Una Chiesa “vivace”, dunque, quella slovena, che va “dai più ferventi e attivi credenti” fino ai “cristiani marginali, solo parzialmente, e il più delle volte solo culturalmente, legati alla fede”: una Chiesa fatta di “villaggi remoti, città, chiostri, monasteri ma anche di ‘presenze di punta’ nella nella politica, nella cultura e nella vita pubblica”.